A Ciudad Juarez si muore per davvero

A Ciudad Juárez, al confine con gli Stati Uniti, la realtà quotidiana è già segnata dalla morte e forse non si sentiva la necessità di un videogame direttamente ispirato alla violenza di quella che è stata definita la città più pericolosa al mondo. Nel corso di uno dei fine settimana più cruenti degli ultimi anni, a Ciudad Juárez sono morte almeno 40 persone in una serie di attacchi tra le bande del narcotraffico. Mentre i funzionari locali sono impegnati a combattere una violenza fin troppo reale, il governo dello Stato di Chihuahua, dove si trova Ciudad Juárez, hanno chiesto alle autorità federali di fermare l’uscita di un videogame chiamato ‘Call of Juárez: The Cartel’, basato sulla guerra tra i cartelli della droga nella città di frontiera messicana, epicentro della violenza dei narcos.

Sul proprio sito l’azienda che ha sviluppato il software, Ubisoft Entertainment, fa sapere che l’uscita del gioco è attesa per l’estate prossima. L’immagine di copertina mostra tre personaggi armati di pistole e fucili pronti a fare fuoco per le strade della città. Lo slogan promozionale invita i giocatori a lasciarsi coinvolgere: “Imbarcati in un viaggio sanguinoso da Los Angeles a Juárez e immergiti in una trama crudele e realistica con personaggi intriganti e una grande varietà di opzioni di gioco. Prendi la giustizia nelle tue mani e prova l’esperienza di un moderno far west senza legge”.

I funzionari di governo messicani e statunitensi temono che il videogame possa comunicare un messaggio sbagliato ai giovani. “È vero che ci sono difficoltà a gestire il crimine e non stiamo cercando di nasconderlo”, ha detto Ricardo Boone Salmon, parlamentare dello Stato di Chihuahua, “ma non dovremmo esporre i bambini a questo genere di scenari per evitare che crescano con tali immagini e senza valori”. Il presidente del Parlamento Enrique Serrano ha detto che la principale preoccupazione è il potenziale effetto negativo sui bambini di Ciudad Juárez, alcuni dei quali hanno già imparato come comportarsi in caso di sparatoria fuori dalla scuola.

“I bambini finiscono spesso per essere coinvolti in atti criminali, anche perché non gli è stato insegnato a distinguere quello che vedono in televisione e nei videogame”, ha detto Serrano, “Credono che questa abbondanza di sangue e di morte sia normale”. Solo nel 2010, a Ciudad Juárez sono morte oltre 3.000 persone nelle violenze legate al narcotraffico. In tutto il Messico sono state registrate 34mila vittime da quando il presidente Felipe Calderón si è insediato al potere a dicembre del 2006 e ha lanciato un’offensiva contro i cartelli della droga.

La Ubisoft ha detto in sua difesa che il gioco è “pura finzione”. Un portavoce ha riferito all’agenzia ‘Reuters’ che “anche se ‘Call of Juárez: The Cartel’ tocca argomenti rilevati che riguardano l’attualità di Ciudad Juárez, lo fa in un modo romanzato che rende il gioco più simile a un film di azione che a una situazione reale”. Ma in una città con una media di otto omicidi al giorno, il videogame rischia di “esaltare e banalizzare la violenza agli occhi di giovani già attratti dal crimine”, come ha detto alla ‘Reuters’ Laurencio Barraza, fondatore dell’Organizzazione Popolare Indipendente che lavora con i giovani di Ciudad Juárez. “Molti ragazzi dicono di voler diventare killer, perché credono a tutto”, ha aggiunto.

Il capo della polizia di Brownsville, in Texas, Carlos Garcia, ha accusato l’azienda di tentare di “sfruttare a proprio vantaggio la violenta situazione in Messico”. Gli ha fatto eco il comandante Gomecindo Lopez, dell’ufficio dello sceriffo di El Paso, che ha paragonato il videogioco alle ‘narco-corridos’, le controverse ballate messicane che esaltano l’attività e la cultura della violenza dei narcotrafficanti. “Si tratta di una cosa simile alle narco-canzoni che dipingono i leader dei cartelli come eroi, ma entrambe travisano la realtà in maniera grave”. E ha aggiunto: “Nei giochi ci si fa male, si muore e si ha un’altra vita. Nella vita reale si muore una volta sola”. (NTNN)

(F.G.)

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