“Abbiamo resistito all’attacco dei Boss, ma a farci chiudere è lo Stato"

Tratto da ProgrèDire di Gennaio 2012

Avete presente lo “Scassaminchia” di Pif? *

Esatto, proprio lui, quel signore siciliano un po’ magro, baffuto, che ogni giorno riesce a mandare in onda a Partinico, insieme a sua figlia Letizia e sua moglie Patrizia, il telegiornale “Telejato”.

Partinico: 30 km da Palermo e 15 km da Cinisi. Sono luoghi questi, bellissimi, che si snodano lungo la costa siciliana e si trovano incastonati tra il blu del mar Tirreno e monti rocciosi. È la terra che apparteneva anche a un altro giornalista, ucciso dalla mafia proprio perché cercava di difenderla, nel 1978 a 30 anni, cioè Peppino Impastato. Grazie al film I cento passi conosciamo tutti (o almeno dovremmo…) la storia di Peppino. Ma quanti di noi conoscono Pino Maniaci? Mai come ora è importante sapere la sua storia e diffonderla, e adesso vi spiego perché.

“Viva la mafia, Pino e Telejato sei lo schifo della terra”. Questa è una delle decine di scritte apparse due mesi fa,  spesso affiancate da disegni di bare e lettere intimidatorie, sui muri di Partenico, Comune di 30.000 abitanti che ha registrato l’anno scorso otto omicidi di mafia e due lupare bianche. In questa realtà Pino porta in giro la sua telecamera (a volte attaccando la figlia Letizia su una gru per riuscire a fare le riprese !) e fà i nomi e i cognomi, aggiungendo spesso aggettivi non proprio felici (PDM-pezzo dimerda è un classico), dei mafiosi che operano lì. Denuncia il loro operato, smaschera i politici, ottiene la distruzione di edifici abusivi. Il risultato, oltre che a continue minacce di morte, macchine bruciate e una scorta, è il telegiornale locale più seguito nei Comuni in cui arriva, Comuni storicamente caratterizzati da una forte presenza mafiosa (tra cui Corleone, Cinisi e San Giuseppe Jato): una “RadioAut” dei nostri giorni, insomma. Infatti, uno dei collaboratori principali di Pino Maniaci è proprio Salvo Vitale, amico storico di Peppino. Nessuno meglio di chi abita sul territorio conosce capillarmente la realtà e conosce i modi e il linguaggio per comunicare, per far arrivare informazione e soprattutto per abbattere i muri dell’omertà degli abitanti del luogo di fronte al ricatto intimidatorio della mafia.

Bene, tutto questo da Giugno 2012 non esisterà più : il canale di Telejato è stato venduto.

Sì, avete letto bene: è stato venduto.

E la colpa è del Parlamento italiano.

La legge Finanziaria 2011 stabilisce agli art. 8, 9 e 10 l’abolizione delle televisioni comunitarie, cioè di quelle locali. Tutte le lunghezze d’onda del digitale terrestre verranno vendute dal Ministero dello Sviluppo Economico. In un momento di crisi economica, qualcuno potrebbe anche giustificare tale mossa; sennonché le tre reti Rai, La7 e Sky, cioè quelle con la disponibilità economica più alta, riceveranno gratuitamente le lunghezze d’onda. Le altre utenze saranno assegnate dietro esborso di ingenti somme di denaro, attraverso graduatorie regionali formulate in base al numero dei dipendenti di ciascuna TV e sulle proprietà immobili. Io sono stata nella sede di Telejato: è un appartamentino di 3 stanze con 3 dipendenti (familiari), incluso Pino. Come viene scritto nell’appello ufficiale a Giorgio Napolitano, Gianfranco Fini, Mario Monti, Corrado Passera e alla Corte di Giustizia Europea, “è la fine del volontariato anche in questo campo ed è la fine dell’emittente che serve un piccolo territorio, svolgendo un servizio ai cittadini e a comunità altrimenti trascurate”.

Quante volte ce lo devono dire i magistrati che la peggiore situazione è l’isolamento? Senza più il telegiornale di Telejato, quali riflettori saranno puntati su Partinico? Quali riflettori avranno Pino e la sua famiglia?

Ora che sapete la sua storia, siete fregati! Vi tocca sottoscrivere l’appello “Siamo tutti Telejato” sul sito di Telejato, che si conclude in questa maniera: «Noi ci proponiamo di denunciare oggi la cecità con cui, nella normativa indicata, le nuove misure legislative predisposte non tengono conto del fatto che esse potrebbero rendere impossibile a piccoli gruppi editoriali, come Telejato, di rimanere attivi sul mercato della comunicazione. A tali realtà si impedirebbe così il loro ruolo insostituibile di vigilanza sulle attività e penetrazioni mafiose nel tessuto sociale dei singoli territori e nella dimensione culturale dei Cittadini. Tutto ciò si tramuterebbe quindi in un danno spaventoso al dichiarato progetto di contrasto alle mafie che, pur essendo costantemente declamato, viene di fatto disatteso nella concretezza di una simile azione politica».

Giulia Heuser

*Rinfrescatevi un po’ la memoria guardando la puntata de Il Testimone, “Lo Scassaminchia”

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