Alveare, la mafia in Lombardia

Giuseppe Catozzella a Cascina Caccia 26 novembre 2011

“L’Ndrangheta è come una pianta o un alverare silenzioso, arriva e tu manco te ne accorgi, ma se c’è il terreno giusto già si è mangiata mezza terra tua.”

Così recita la quarta di copertina di “Alveare”, il libro scritto dal giovane Giuseppe Catozzella sul “dominio invisibile e spietato dell’Ndrangheta del nord”, di cui si è discusso sabato 26 novembre in Cascina Caccia insieme all’autore. Opera particolare, pubblicata la scorsa primavera da Rizzoli, ha una struttura e uno stile molto particolare, che ricorda Gomorra, di Roberto Saviano: narrato in prima persona, con una commistione di saggio, inchiesta giornalista e romanzo.

Certamente, al di là degli espedienti narrativi, riporta l’attenzione sulla “questione settentrionale” della mafia; in questo senso esplora come le ‘ndrine si sono radicate, nel territorio lombardo, per poi gettarsi nelle costruzioni edili (nolo a freddo e movimentazione terra), nel traffico di rifiuti, nei rapporti con la politica, nelle estersioni… il tutto con dovizia di particolari e riferimenti precisi ad arresti, inchieste, processi, condanne e fatti di sangue. Forse, i momenti più significativi del libro rimangono quelli dove emerge il lato umano (e spesso il risvolto livido e perverso) delle relazioni umane e delle conseguenze dell’Ndragheta: dalla morte in ospedale del  padre del protagonista, fino al lungo capitolo su Vincenzo, compagno di scuola del narratore, giovane boss in erba, che cresce senza regole e con l’unica possibilità di redenzione nel gioco del calcio. Lo si ritroverà nel finale, quando meno lo si aspetta, e anche se più rispettabile sarà ancora più pericoloso.

La sensazione che emerge, ad ogni modo, è quella di un tessuto sociale che ha sottovalutato il pericolo mafioso, perdendo quotidianamente terreno, fino a permettere una presenza ormai strutturata e ben salda, nel territorio. Il libro di Catozella ci richiama al dovere della denuncia, ma anche alla responsabilità delle persone, nella difesa della democrazia e nel contrasto della criminalità organizzata, anche e soprattutto nelle sue forme più fascinose o apparentemente più innocue, ma per questo più pericolose.

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