Ancora una volta, Kirkuk

Kirkuk non e’ mai stata una “citta’ dei sogni”, una di quelle metropoli orientali che hanno un qualcosa di affascinante ed al tempo stesso attraente e misterioso, un posto da luna di miele per due novelli sposi o per un gruppo di amici che vanno in vacanza terminata la maturità.
Kirkuk rappresenta la parte buia del Medio Oriente, quella dove la gente ha paura a spostarsi troppo lontano perche’ le famiglie rischiano di notare la lunga assenza ed iniziare a preoccuparsi, nella citta’ dove il degrado svela il vero volto dei duri anni dell’embargo e della guerra.
La domanda piu’ frequente che viene da porsi, guardando la situazione dall’esterno e’ : ma la gente vive nel quotidiano? Va a scuola? Lavora? La risposta ovviamente e’ si’, qui ognuno ha speranze, esigenze, obiettivi, l’unica differenza con l’Italia e’ la consapevolezza che niente e’ scontato, se si vuole qualcosa bisogna guadagnarselo, fino in fondo.
Gli Europei spesso nella fretta di giudicare pensano che in determinate situazioni e contesti sociali miseri, la natura umana cambia, e diventa peggiore, cattiva, egoista: forse in parte e’ vero, ma non mi sento di condividere totalmente questa ipotesi, l,essere umano in se’ e’ uguale sotto qualsiasi cielo, a cambiare sono i modi in cui le nostre emozioni reagiscono agli avvenimenti, il nostro rischio, come occidentali, e’ quello di dimenticare il piacere dello stupore, della sorpresa,dell’euforia, dando tutto per ovvio, per scontato. Quando invece c’e’ poca certezza sul futuro si tende ad apprezzare maggiormente ogni singola cosa, e’ un modo per tornare bambini, e forse, per cercare l’immortalita’.
Non ha senso perdersi nei sogni e dimenticarsi di vivere, e’ molto piu’ utile piuttosto utilizzare ogni singolo giorno per stare insieme ai propri amici, per andarsi a prendere una spremuta al bar la mattina presto, quando ancora la maggioranza della gente dorme, andare controccorrente anche nelle nostre abitudini, usufruendo al massimo dei piccoli piaceri che la vita può regalarci. Ecco dunque come in una città sfortunata si può riscoprire la gioia di vivere l’attimo, bevendo a grandi sorsate l’aria, la terra, le stelle, e sentirsi al termine di una giornata sazi, appagati dal mondo .
Forse tutto ciò potrebbe apparire scontato, ma io credo che la chiave della felicita’, nonchè dell’eterna giovinezza risieda proprio nella nostra capacita’ di far prevalere i nostri sentimenti primari sui ritmi che la giornata ci impone, come la leggenda dello “specchio magico”, che rifletteva i veri desideri degli uomini che vi si guardavano, gli avidi si vedevano attorniati da ricchezze e proprietà, mentre il semplice giovane studente vi scorge la sua famiglia, i suoi amici, sorridenti intorno a lui.
Non vi dico chi e’ il giovane, ve lo lascio immaginare, vi dico solo che e’ molto felice di farvi avere sue notizie, e nonostante tutto continua ad essere convinto che l’amore verso chi ci circonda, sconosciuto o meno rappresenta la strada per una vita serena, non importa quanto essa sia lunga, perchè non si può giudicare un’ esistenza in base agli anni vissuti, ma piuttosto in base ai luoghi, ai momenti, alle persone che gli hanno fatto mancare il fiato.
Questa e’ la vera Vela che ci porta avanti ogni giorno, anche in mezzo alla crisi economica, anche davanti alle famiglie che perdono il lavoro e ai bambini che giocano nella spazzatura nei vari Stati del Terzo mondo, guardiamoci intorno, diamo una stretta a chi vogliamo bene, e spingiamo tutti insieme, ancora una volta, questa Notte più il la’.


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