Antonio Landieri, four years laterAntonio Landieri, quattro anni dopo

landieri

Four years have passed since the death of my cousin,Antonio Landieri, who wskilled by the Camorra four years ago. I ask myself if anything has changed since then. In my area called Scampia the answer is: nothing.

That agonizing silence has returned. It arrives after the reflectors are swithed off, after the camers block the lenses, the televisions and newspapers pull out their correspondents.

It is the same silence that melts in the air afterthe hiss of the bulletts. Only silence hs remained. Imposed silnce, silence which is necessary in order to continue drug trafficking on an international scale. No one understnds tht this fake calmness hurts more that theliesnewsppers write on Scampia, it hurts more than prejudice, more than being labelled, it just hurts. It seems as though in Scampia the Camorra has disappeared in the same way it appeared four years ago when the feud errupted causing the deth of sixty people.A true war bulletin.Where are the generals, commanders and soldiers of these wars which took place inthe streets where i grew uo? They are in prison, they are free or at the sacred camps relaxing themselves in bath-tabs labelled Versace. Now it is worse that before, we are inthe post-war period, now the Di Lauro have passed the ball to the Scissionisti, the bosses hve changed whilst the people begin to get used to these new faces. New ways of operating, new faces which command. Meanwhile the 21 squares in which there is drug dealing are still there.

Fountains of heroin, trip, cocaine and hashish run under the nose of children coming back from school. The roads are with plastic bottles covered with foil paper. Residues of kobret, the bite of the cobra. What has happened tothe security plans, to the intelligence? They have send us 4 military trucks. 28 men begin by junction the roadblocks while the drug dealers laugh nd avoid them.

All this is not worthit. On the walls there are writings dedicated to new bosses “Scissionisti 101%”.

Meanwhile young boys grow to be men as the camorristic stench becomes normality, drug daling becomes a normal job, leather jackets a necessity and motorcycles synonym of power.

The institutions? I ask myself if a small municipality is enough for a neighbourhood composed of 100 000 inhabitants. A city inside a city, with more inhabitants than Lucca, Perugia and Novar. Locl politicians do not have the mens andthe power to etch, and the municipality sends sporadic events, events which we can define breadcrumbs for the poor.

Two years ago w planted the Landieri tree, a mimosa plant. It grows slowly, but grows. Ths plant gives itself strenght, it pushes ahead with its roots, has difficulties in producing flowers, but in the end it resists. Sometimes I imagine it as it resists in that flowerbed. As it resists in that sand which ws once fertile but is now destroyed by cement. Blood and cement, cement and blood. Camorristic paradigma, a magic formula that stapls money. There re always new constructions sites for the university, for new lodgings of the “vele”, towers , towers, towers.

I have just finished reading wht I have written. The only obvious question that rises is: why stay here? A killed cousin, drug dealing, surreal silence, all accustomed to a reality that has nothing normal. Why? The answer is that this is my land, these are my people, my toots and my memories. It is as if it were a game in which there is who stands on the top of the towers urinates, and then there is who flounders in that urine in order to survive. There is a place in Scampia where a different silence rules compared to the silence imposed by the camorra. I often go there with my wife Lena. It is small hill in the municipal park from which you can seethe whole neighbourhood. At sunrise it is beautiful, you see the palms, the big roads, the tall towers which look like sleeping giants, the “vele” which seem to skid in a grey sea. There the silence narrates, theere the silence hopes,there the silence reclaims the future. Oh, what a strange tense the future is. At school I never understood wht dimension it represented. The passed was cler to me, my grandfather, the old kitchen, me at three years old. In Scampia two tenses exist: the pst and the present future. What will be is strongly connected to what is today. The future is not a tnse, it is a bet. Wilde once said we are all born in mus, but only some of us see the stars. Today at twenty years old, at Scampia, I want to see the stars forget about the mud under the feet. They have taken everything but not the drems, not the horizons and not the ideas which propagate like infective viruses.

This morning I took my scooter, there was a Piedmontese cold. I saw my old school. No one beleaves it but that is were the revolution begins.

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Sono passati 4 anni dalla morte di mio cugino, Antonio Landieri, assassinato dalla camorra. 4 lunghissimi anni. Mi chiedo cos’è cambiato da allora. Nel mio quartiere, a Scampia. La risposta è niente. È ritornato quell’angosciante silenzio. Quello che arriva dopo le i riflettori si spengono, le telecamere otturano gli obiettivi, le televisioni e i giornali ritirano gli inviati. Lo stesso silenzio che si scioglie in aria, dopo il sibilo dei proiettili. C’è rimasto il silenzio. Silenzio imposto, silenzio necessario per portare avanti traffici di droga internazionali. Nessuno ha capito che questa finta calma fa più male delle balle che i giornali scrivono su Scampia, fa più male dei pregiudizi, più delle etichette, fa male e basta. Sembra che a Scampia la camorra sia scomparsa nello stesso modo in cui apparve 4 anni fa, quando scoppiò la faida che portò all’uccisione di 60 persone. Un vero e proprio bollettino di guerra. I generali, i comandanti, i soldati semplici di quelle battaglie consumate tra le strade dove da bambino giocavo dove sono? In carcere, liberi, al campo santo, a lavarsi il culo nelle vasche da bagno firmate Versace. Ora è peggio di prima, ora siamo nel dopoguerra, ora i Di Lauro hanno passato la palla agli Scissionisti, i padroni sono cambiati e la gente lentamente si abitua a facce nuove. Nuovi modi di fare, nuovi mocciosi che comandano. Intanto però le 21 piazze di spaccio del quartiere sono sempre lì. Fiumi di eroina, trip, coca, fumo scivolano sotto il naso dei bambini che tornano da scuola. Le strade sono piene di bottigliette di plastica ricoperte da carta argentata. Residui di kobret, il morso del cobra. Dov’è finito il piano di sicurezza, l’intelligence? Ci hanno mandato 4 camionette dell’esercito. 28 ragazzi che bloccano il mezzo dell’esercito in un incrocio e iniziano i fermi, e gli spacciatori se la ridono, li evitano. Tutto inutile. Sui muri scritte dedicate ai nuovi padroni “Scissionista 101%”. E intanto i ragazzini crescono, si abitano, il tanfo camorristico che li circonda diventa normalità, spacciare un mestiere qualunque, il giubbotto di pelle un’esigenza, la motociclette sotto il culo sinonimo di potere. Le istituzioni? Io mi chiedo, basta una piccola municipalità per un quartiere di 100mila abitanti? Una città dentro la città, con più abitanti di Lucca, Perugia, Novara. I politici locali non hanno i mezzi, non hanno il potere per incidere, e dal comune arrivano eventi sporadici, quelli che possiamo definire briciole per gli ultimi.

Due anni fa piantammo l’albero Landieri, una pianta di mimosa. Cresce lentamente, ma cresce. Quella pianta, si fa forza, spinge con i suoi rami, fatica a fare i fiori, ma resiste. Ogni tanto me la immagino lì, in quella aiuola, tutta sudata che resiste. In quel terreno, prima fertile, oggi distrutto dal cemento. Sangue e cemento, cemento e sangue. Paradigma camorristico, formula magica spilla soldi. Sempre cantieri aperti, per l’università, i nuovi alloggi delle vele, palazzi, palazzi, palazzi.

Ho appena finito di leggere quello che ho appena scritto. L’unica domanda ovvia che sorge è: perché restare? Un cugino ammazzato, spaccio di droga, silenzi irreali, assuefatti da una realtà che di normale non ha nulla. Perché? Perché è la mia terra, perché c’è la mia gente, i profumi dei pini decennali, le mie radici, i miei ricordi. È come un gioco, c’è chi si mette sui palazzoni di cemento e piscia giù, e chi nell’urina annaspa per sopravvivere. C’è un posto a Scampia dove regna un silenzio diverso da quello imposto dalla camorra. Spesso ci vado con Lena, mia moglie. È una piccola collinetta, nel parco comunale. Da lì si vede tutto il quartiere. Al tramonto è bellissimo, si vedono le palme, le grandi strade larghe, i palazzoni che sembrano giganti addormentati, le vele che sembrano scivolare in un mare grigio. Lì il silenzio racconta, lì il silenzio spera, lì il silenzio rivendica il futuro. Ah, che strano tempo è il futuro. A scuola non ho mai capito quale dimensione rappresentasse. Il passato mi era chiaro, mio nonno, la vecchia cucina, io a 3 anni. Il futuro invece no. A Scampia esistono due tempi, passato e presentefuturo. Quel che sarà è prettamente legato a ciò che oggi è. Il futuro non è un tempo, è una scommessa. Wilde diceva, tutti siamo nati nel fango, ma solo alcuni guardano le stelle. Oggi a 20 anni, a Scampia, voglio guardare le stelle, dimenticare il fango sotto i piedi. Si sono presi tutto, ma i sogni no, gli orizzonti no, le idee che come virus infettivi si propagano no. Stamattina ho preso il mio motorino, faceva un freddo piemontese. Ho rivisto la mia vecchia scuola. Nessuno ci crede, ma la rivoluzione inizia lì.

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