Baghdad oggi

Il paragone che esce da ogni sala da tè e luogo di ritrovo di Baghdad e dintorni riguardo alla situazione di stallo politico presente in Iraq da sette anni a questa parte è sempre lo stesso: “Stiamo giocando alla roulette russa, senza conoscere alcuna regola”.
A quasi un mese e mezzo dalle elezioni nazionali che avrebbero portato alla vittoria la lista Iraqiya, il partito dell’ex premier iracheno Iyyad Allawi, che ha ottenuto il maggior numero di seggi, il paese continua a non riuscire a uscire dal guado, e a non formare il nuovo governo. Accuse e controaccuse, richieste di riconteggi, possibili brogli, l’unica certezza che esce da questo desolante quadro è la seguente: gli iracheni sono stanchi di vivere in guerra, sia che si stia parlando di battaglie tra coalizioni sia che si stia parlando di autobombe, il popolo sovrano ha nel cuore un solo desiderio, essere liberi di uscire la sera, di andare al cinema, al ristorante, in piscina, al mercato, senza bisogno di rischiare la vita, senza bisogno di perdere tutto. Cè stata una grande prova di coraggio il 7 Marzo in Iraq, una prova che in Afghanistan non è stata ancora superata totalmente: i cittadini hanno sfidato i diktat dei terroristi e sono andati a votare, ore e ore sotto il sole cocente in ogni città o provincia irachena si sono viste lunghe file per esprimere il proprio candidato. In questa prova di forza tra democrazia e violenza ci sono stati almeno 53 morti e 105 feriti solo nei primi giorni successivi alle elezioni, il bilancio è destinato a peggiorare, ma nonostante tutto è stata scritta una pagina diversa, che lascerà il segno nelle coscienze di tutti: cambiare, forse, è possibile, grazie all’unione eroica (anche a rischio della propria vita) di tutti i figli dell’ Iraq, siano essi curdi, arabi o turcomanni. I nemici comuni non siano i fratelli che vivono alla porta accanto: ma la corruzione dilagante, gli interessi forti che hanno portato a svendere il petrolio, i terroristi, i politici portatori di odi e divisioni. Per meglio intendere cosa significhi oggi vivere in un paese instabile come l’ Iraq è opportuno citare i continui esempi di mutazione che avvengono all’interno della sua società: pochi in Italia probabilmente conoscono il nome di Saad Erebi al Ubaidi, ex ufficiale di Saddam Hussein, capo dell’ Esercito Islamico dell’Iraq, gruppo terrorista che nell’Estate 2004 rapì e uccise il giornalista e volontario della Croce Rossa Enzo Baldoni. Oggi Saad si fa chiamara Abu al Abed, ma la vera notizia è che i suoi combattenti (molti dei quali coinvolti con ruoli di primo piano nel sequestro Baldoni) presenti nei quartieri sunniti di Baghdad, sono stati messi a disposizione delle forze americane in Iraq, con un nuovo nome (Rinascita dei Cavalieri della Mesopotamia) e un nuovo stipendio: circa 360 dollari al mese direttamente dalle forse U.S.A., più sostegno logistico, basi, armi, finanziamenti da utilizzare negli scontri con i militanti di Al Qaeda, in tutto sono circa novecento elementi, in prevalenza giovani. La domanda che sorge spontanea è: come può un gruppo (che si è reso responsabile di efferrati delitti contro iracheni,pakistani,filippini,italiani e molti altri individui che altro non volevano che dare una mano a migliorare le condizioni di vita della popolazione locale) concorrere alla sicurezza nazionale? Con che criteri sono stati accolti a braccia aperte gruppi di tagliagole che fino a cinque anni fa uccidevano i giornalisti occidentali? . Nell’agosto 2004, quando il nostro Enzo Baldoni veniva assassinato volgarmente, per conto di chi lavorava Saad Erebi al Ubaidi alias Abu al Abed ?
Per conto di chi agiva? A quale comandante rispondeva dei suoi crimini?. Le risposte a queste domande sono probabilmente argomenti Top secret, nascoste tra sabbia e sangue, ma si sa, in un paese come l’Iraq alcuni misteri hanno le gambe corte: e anche se alla famiglia Baldoni nessuno restiuirà il loro marito e padre, nella Mezzaluna Fertile prosegue l’opera di coscientizzazione finanziaria dei gruppi criminali e destabilizzanti: in poche parole si “compra” la loro lealtà, a suon di dollari e armi tecnologiche che fanno sempre gola. I risultati di tutto ciò ? Sono sugli occhi di tutti: le violenze e le bombe non cessano di esistere, e a rimetterci, come sempre, sono coloro che ogni mattina devono alzarsi per andare a scuola, a lavorare, a vivere.

Potrebbero interessarti anche...