Caccia aperta contro gli attivisti di Juarez

tratto da La Jornada

traduzione a cura di www.mirajuarez.org

A Juárez c’è una caccia agli attivisti tollerata dalle autorità
La famiglia Reyes Salazar è un chiaro esempio dell’impunità che si respira nella regione.

Secondo quanto denunciato dagli attivisti per i diritti umani, la sparizione di tre membri della famiglia Reyes Salazar e l’incendio della loro casa, martedì scorso, è un chiaro segnale del grado d’impunità nei confronti dei gruppi criminali che agiscono in questa località e nelle zone rurali della valle di Juárez. Per Amnesty International si tratta di un emblematico caso di attacchi agli attivisti e dell’incapacità da parte dello stato di evitarli.
Alberto Herrera, direttore dell’organismo internazionale, ha classificato come inadeguato, da parte del Governo Federale, il mettere a fuoco solo la lotta al crimine organizzato. Ha segnalato che l’omicidio dell’attivista Josefina Reyes del gennaio scorso e l’esecuzione di suo fratello sette mesi dopo, oltre al sequestro della settimana scorsa di altri due suoi fratelli Malena e Elias Reyes così come la sposa di quest’ultimo, esprimono una violenza non solo nei confronti di un individuo, ma bensì di diversi membri dell’intera famiglia.

Si potrebbe parlare anche di sterminio, sebbene questo termine sia molto forte, ma in ogni caso si tratta sempre di violenza contro tutta la sua famiglia.
Il messaggio può essere molto chiaro: “Smettete di occuparvi di ciò che state facendo. Cambiate strada, o andatevene in un altro stato”, ha commentato Herrera.

A Ciudad Juárez, Marisela Ortiz, dell’organizzazione “Nostre Figlie di Ritorno a Casa” (Nuestras Hijas de Regreso a Casa, ha manifestato l’urgenza di organizzare un solido fronte comune per affrontare la recrudescenza dei delinquenti, i quali, a quanto pare, possono contare sulla protezione delle autorità ed approfittano dell’ondata di violenza per minacciare ed eliminare coloro che sono impegnati nelle lotte sociali e gli attivisti a favore dei diritti umani.

Ortiz, già minacciata e a sua volta anche vittima della violenza, con il genero Jesús Alfredo Portillo assassinato nel novembre del 2009, ha affermato che le minacce, i crimini e le sparizioni degli attivisti si possono contrastare solo lavorando ed agendo in difesa delle garanzie costituzionali. Ha inoltre aggiunto che del caso della famiglia Reyes Salazar lo Stato si deve prendere la responsabilità per non aver agito per proteggere la vita e le loro proprietà, così come in questo momento non hanno difeso neppure la vita di Marisela, di sua sorella e degli attivisti in sciopero della fame. Anzi le autorità non sono state nemmeno capaci di seguire, con i medici, la salute di Marisela Reyes che è in sciopero della fame dalla settimana scorsa per esigere che si restituiscano in vita i due fratelli Elías e Malena e la cognata Luisa Ornelas sequestrati il 7 febbraio scorso.

Secondo Marisela Ortiz l’omicidio di Marisela Escobedo assassinata nello scorso dicembre di fronte al Palazzo del Governo di Chihuahua – mentre protestava per esigere la carcerazione dell’omicida reo confesso di sua figlia, Rubí Marisol Frayre, frettolosamente liberato – ha dimostrato che le persone che uccidono coloro che lottano per la giustizia sociale agiscono sotto la totale impunità.

Da parte sua l’attivista Patricia Mendoza sostiene che dalla settimana scorsa ha sollecitato formalmente alla Procura Generale della Repubblica delle misure di protezione per la famiglia Reyes Salazar, specificamente per le persone e le loro case, ma fino ad oggi nonostante l’evidenza del pericolo, non è stato fatto nulla.

Claudia Reyes, sorella dei sequestrati e della digiunante, ha assicurato che a lei e a sua madre Sara Salazar non interessa se gli bruciano le sette case, o i tre negozi che hanno, perché non torneranno a vivere a Guadalupe, Juárez e Reforma, e la loro unica speranza e che i tre famigliari scomparsi ritornino al più presto.

Luis Arriaga, direttore del Centro dei Diritti Umani Miguel Agustín Pro Juáre, ha affermato che nel caso dell’attivista Josefina Reyes si pone in evidenza l’incapacità di investigare, perseguire e giudicare gli autori di simili delitti. “Qui ci troviamo di fronte alla negligenza, perché lo stato ha la responsabilità di come investigare e condurre con professionalità l’indagine, e ciò non è successo”.
Arriaga ha aggiunto: “Lo stato è stato negligente nel condurre le indagini poiché non ci sono risultati chiari ed il pretesto è stato quello di sostenere che tutti questi delitti sono da inquadrare in un ambito di violenza tra i vari cartelli. Si tratta di un atteggiamento che denota una mancanza di analisi e politiche di sicurezza carenti di risultati. Ci preoccupa la mancanza di una strategia chiara a Ciudad Juárez, nello stato di Chihuahua”.

Édgar Cortez, Dell’istituto Messicano per i Diritti Umani e la Democrazia Instituto Mexicano de Derechos Humanos y Democracia) sostiene che il caso della famiglia Reyes Salazar pone in evidenza il diffuso clima d’impunità che si respira nello stato di Chihuahua ed in particolare quando si agisce contro i difensori dei diritti umani.

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