Caltanissetta, rapporti tra mafia e politica.

Polemica tra Crocetta e l’amministrazione nissena.

Due assessori che decidono di autosospendersi, un’indagine, denominata “Redde Rationem”, che, stando agli investigatori, potrebbe generare ulteriori sviluppi, e un’attenzione sempre più marcata nei confronti di presunti rapporti tra politica e malaffare locale.

Questi gli ingredienti di un dibattito che sta infuocando le stanze che contano a Caltanissetta. “L’autosospensione di due alti rappresentanti della giunta guidata dal sindaco Campisi – dichiara l’eurodeputato Rosario Crocetta – non è una soluzione ad un problema che rischia di mettere in dubbio il futuro amministrativo della città”.

Secondo l’ex sindaco di Gela, infatti, ci sarebbero tutti gli estremi per richiedere l’istituzione, da parte del Ministero dell’Interno, di una commissione competente ad accedere agli atti dell’ente comunale.

“Decisamente inquietanti – continua il deputato europeo del Pd – sono i rapporti intercorsi fra esponenti della giunta municipale e alcuni indagati nell’indagine condotta dalla squadra mobile”. Ma l’intervento compiuto da Rosario Crocetta ha decisamente contrariato i vertici dell’amministrazione nissena. “Quello del deputato Crocetta – commentano gli esponenti della maggioranza di centro-destra in consiglio comunale – è il tipico intervento di uno dei maggiori rappresentanti della corrente giustizialista, ormai in auge in questo paese”.

Secondo gli esponenti nisseni del Pdl, vicini al sindaco Michele Campisi, l’eventuale accesso agli atti dovrebbe riguardare non solo l’attuale gestione comunale ma quella degli ultimi quindici anni. “Sfidiamo lo stesso Crocetta – affermano – ad indagare sulle assunzioni all’interno delle società municipalizzate, sulla gestione del sistema delle consulenze, sugli sprechi e sugli incarichi assegnati dalle ultime giunte, comprese quelle guidate dalle coalizioni di centro-sinistra”.

 L’obiettivo, inoltre, si sposta sulla scarsa collaborazione di imprenditori e commercianti, assai reticenti, stando ai magistrati della Procura di Caltanissetta, nel denunciare l’assedio condotto dagli esattori del racket. “Le richieste di trasparenza – continuano gli esponenti del Pdl nisseno – dovrebbero estendersi a tutti gli attori di una vicenda che non ci lascia di certo tranquilli”.

A Caltanissetta, gli effetti prodotti dall’indagine “Redde Rationem” sembrano tutt’altro che superati. “Ci troviamo di fronte ad una città – dichiarano i magistrati della Procura – che a differenza degli ultimi risultati raggiunti, solo per fare un esempio, a Palermo, trova ancora ampie difficoltà nel rapportarsi a fenomeni che hanno drasticamente inciso sul suo tessuto economico e sociale”.

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