Catturandi, come si stana un latitante

“Con le feroci stragi di mafia del 1992 si abbattè sull’Italia un pericolo gravissimo: la trasformazione di una democrazia – imperfetta quanto si vuole, ma pur sempre democrazia – in uno stato mafia, un narco-stato di tipo colombiano, dominato da un’organizzazione criminale spietata come “Cosa Nostra”. Per fortuna, invece di precipitare in un tale abisso senza fondo, il nostro Paese è riuscito a resistere”. Questa è la prefazione di Gian Carlo Caselli (già Procuratore Antimafia, oggi Procuratore capo di Torino) al libro 100% Sbirro (Dario Flaccovio Editore).

Il libro è scritto da un sovrintendente della polizia di Stato. Un agente della Catturandi della squadra mobile di Palermo. La squadra che cattura i latitanti mafiosi. La squadra che ha perso tanti uomini per la lotta alla mafia. I.V.M. è lo pseudonimo dell’autore che non può svelare la propria identità per motivi di sicurezza e di riservatezza. Ha fatto parte del gruppo che ha arrestato latitanti del calibro di Giovanni Brusca, Pietro Aglieri, Carlo Greco, Vito Vitale e Salvatore e Sandro Lo Piccolo. Ha partecipato alle più importanti indagini antimafia, come quella che ha portato alla cattura del boss Bernardo Provenzano. Il maresciallo dei telefoni, questo il suo soprannome utilizzato dai colleghi, interverrà, il prossimo 18 ottobre, a Isernia. Insieme al direttore di Telejato Pino Maniaci (il giornalista che combatte quotidianamente la mafia) e al procuratore antimafia di Campobasso Armando D’Alterio (il pm antimafia che fece luce sul delitto del giornalista del Mattino, Giancarlo Siani, ucciso dalla camorra). L’incontro, organizzato dal Siap, il sindacato di polizia, in collaborazione con l’associazione culturale “I Care”, si svolgerà presso la sala convegni dell’Itis di Isernia. Dove tutti i cittadini sono invitati a partecipare.

Nell’occasione verrà presentato anche il libro, dello stesso autore, Catturandi – Da Provenzano ai Lo Piccolo, come si stana un pericoloso latitante. (Dario Flaccovio Editore). La cultura della legalità è fondamentale per poter contrastare le infiltrazioni malavitose, che da qualche anno, si stanno registrando anche nel territorio molisano. Dove le mafie hanno fiutato qualche affare. Gli allarmi sono stati già lanciati dai rapporti della commissione Antimafia, da magistrati e da giornalisti. Proprio pochi mesi fa in questo modo ragionava il presidente dell’Anm Rossana Venditti: “il Molise non è un’isola felice. Lo dico ossessivamente ogni volta che mi è data la possibilità. Può essere calma e rassicurante la superficie. Sicuramente a un livello sottostante se solo vogliamo e possiamo arrivarci già riusciamo a cogliere e a intercettare dei segnali piuttosto inequivoci”.

Quali sono questi segnali inequivoci? “In Molise il fenomeno malavitoso non ha manifestazioni eclatanti, facilmente percepibili e facilmente decifrabili. Non abbiamo, per nostra fortuna, i morti per strada e non abbiamo le saracinesche che saltano. Cominciamo ad avere situazioni più sottili che vanno decifrate, comprese, ricollegate tra di loro e indagate con professionalità. Tutto ciò implica un livello di preparazione ancora maggiore di quello che viene richiesto in realtà dove il fenomeno oramai è conosciuto, indagato. In Molise lavoriamo ancora in una fase sperimentale, di decifrazione. Fatichiamo molto a farlo. Non esistono le capacità di capire fino in fondo cosa sta succedendo e la disponibilità ad esporsi e ad assumere un ruolo, che per definizione è un ruolo scomodo: quello di chi denuncia, quello di chi testimonia, quello di chi inizia un percorso pieno di incognite. Se l’infiltrazione di tipo criminale è un’infiltrazione di tipo economico, noi siamo terra di investimento”. Nella terra di investimento è doveroso, quindi, continuare a riporre quel seme della speranza, fondamentale per immaginare un futuro diverso. Senza il puzzo del compromesso morale. Ma con il profumo della legalità.

(pubblicato su La Voce Nuova del Molise, 5 ottobre 2010)

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Una risposta

  1. mukkoo ha detto:

    interessante