Da Casalecchio di Reno alla Valle del Marro per raccontare la Calabria che resiste

Domenica, 26 dicembre, 2010

Fare rete; incontrarsi, conoscersi e scoprirsi è una delle attività principali che giovani come noi possono fare per sviluppare attività e conoscenze utili al miglioramento sociale. Impegnarsi da soli non può bastare, occorre sempre mettersi in gioco mettendosi a disposizione di chi vuole capire di più di questa nostra amara/amata Calabria.

Ed è così che dopo aver ricevuto il premio “La città dei cittadini” a Casalecchio di Reno (BO) (potete leggere qualcosa anche qui) abbiamo conosciuto i ragazzi de Il Blogos, progetto giovanile con sede a Casalecchio di Reno che è anche una webTV, una radio, un luogo, una comunità, un sound, un laboratorio. Un LABoratorio siamo anche noi di LR per cui non c’è stato niente di più naturale che accompagnare i ragazzi e le ragazze di Casalecchio, questa estate, nella scoperta (anche se per un tempo molto breve) della città di Reggio.

Anche da quell’incontro ne è nato un reportage dal titolo “Calabria A/R viaggio nella terra che resiste” ricco di interviste a giovani e meno giovani che a Reggio e provincia si danno da fare per vivere con dignità. Spesso nei nostri territori questo implica una forma di resistenza quotidiana alle ingiustizie ndranghetiste.

Il reportage verrà proiettato a Reggio Calabria lunedì 27 al Random Music Club nel corso dell’iniziativa Comunicare per esistere, organizzata da noi di LiberaReggio Lab.

Per saperne di più e per regalarvi qualche anticipazione abbiamo intervistato Sara Carboni, una delle animatrici del progetto Il Blogos nonchè componente della squadra scesa in Calabria questa estate per realizzare il reportage.

Che cos’è Il Blogos? E perchè la scorsa estate è stato a Polistena, in provincia di Reggio?

Il Blogos è un Progetto nato nel 2007 dall’Istituzione “Casalecchio delle Culture” (Istituzione per i Servizi Culturali del Comune di Casalecchio di Reno – BO) per promuovere la cittadinanza attiva e la creatività giovanile. E’ nato come luogo, nel Centro Giovanile di Casalecchio di Reno, ma anche come rete anche virtuale, anche attraverso la redazione di webradio e webtv. In particolare io mi occupo del coordinamento della redazione, che è formata da giovani volontari e da tirocinanti dell’Università. Realizziamo anche progetti con gli altri centri giovanili, le scuole, e altri enti, come il Consiglio Comunale dei Ragazzi, l’Osservatorio delle Politiche Giovanili della Provincia di Bologna, la Regione Emilia-Romagna, il Dipartimento di Comunicazione dell’Università di Bologna, e tanti altri partner. Uno dei progetti di punta cui partecipiamo – visto che una delle nostre “mission” principali è l’educazione alla cittadinanza e alla legalità – è Politicamente Scorretto, ideato dall’Istituzione e da Carlo Lucarelli, in collaborazione con Libera. Questo è il motivo per cui siamo stati inviati prima nel 2008 e poi nel 2010 a partecipare ai campi della legalità di Libera, in particolare nella cooperativa Valle del Marro-Libera Terra, oltre che alla manifestazione nazionale antimafia del 2009 a Napoli. Siamo stati mandati a cercare storie e legami, da poter raccontare e continuare a intessere anche qui da noi al Nord.

Ci parli del video “Calabria A/R viaggio nella terra che resiste”?

Questo video è nato proprio nell’ultimo nostro viaggio in Calabria, lo scorso settembre. Siamo partiti in una decina da Casalecchio di Reno, per dare una mano nei terreni confiscati alla ‘ndrangheta, ma anche e soprattutto per raccogliere materiale da presentare a Politicamente Scorretto 2010, che si è appena concluso, e che era centrato proprio sulla Calabria. Già avevamo una conoscenza del territorio, e infatti la volta scorsa avevamo realizzato un video sui beni confiscati e Libera intitolato “Coltivare la legalità”. Questa volta volevamo centrarci di più sui giovani e una volta tornati in Calabria abbiamo lasciato che fossero loro a indicarci un percorso da seguire nella nostra storia. Il bisogno di lavorare e il desiderio di riappropriarsi della propria terra è stato ciò che è stato ripetuto più volte nella nostra permanenza nella provincia di Reggio Calabria, sia nella Piana di Gioia Tauro che nella nostra chiacchierata con un membro di LiberaReggio. Così una volta tornati, col materiale raccolto abbiamo creato una sorta di “dibattito” fra gli adulti che danno l’esempio e i giovani che in qualche modo seguono i più virtuosi – come i soci della Cooperativa Valle del Marro, o Stefania Grasso o il testimone di giustizia Gaetano Saffioti – e spezzano i legami da altri padri che virtuosi invece non sono. Abbiamo anche cercato di fare una sorta di “analisi sociologica” delle difficoltà che si riscontrano in Calabria, per il passaggio di potere dal vecchio “triumvirato” asfissiante di Stato, Chiesa e ‘ndrangheta, a un nuovo incontro di Istituzioni, Chiesa e Società Civile, per promuovere l’imprenditoria e quindi il lavoro onesto. E poi abbiamo anche voluto sottolineare l’importanza dei campi e di esperienze analoghe, che permettono scambi continui fra ragazzi del nord e del sud, per la responsabilità di sentirsi parte di una terra comune, in cui è possibile vincere il terribile nemico della criminalità organizzata solo coltivando una nuova cultura.

Cosa ti ha lasciato questa esperienza?

A livello personale esperienze come quelle dei campi sono emotivamente molto intense: crei dei legami forti, nasce proprio affetto, amicizia, desiderio di collaborare e di andare avanti insieme. Poi come cittadina, senti il dovere di comunicare quello che hai vissuto, perché non sia solo un’esperienza tua, ma sia utile anche alle persone che ti circondano quotidianamente, per risvegliare la coscienza civile del proprio territorio. E poi dal punto di vista professionale, sicuramente la grande soddisfazione di aver accompagnato i miei ragazzi in qualcosa che li ha segnati, e che li ha motivati a lavorare duramente su un documentario, come il nostro, a beneficio di tutti, specie dei più giovani.

Cosa sapevi già della Calabria che hai confermato nel tuo viaggio e cosa, invece, hai scoperto?

Sapevo che è difficile viverci, è proprio faticoso, tante cose che al Nord sono scontate, in Calabria non sono considerate diritti, ma privilegi, o merce di scambio. Non sapevo ancora, e non lo imparerò mai abbastanza, quanto coraggio ci vuole per vivere da voi in maniera controcorrente, come fanno i ragazzi di Polistena che gestiscono un centro giovanile dentro un palazzo confiscato a una famiglia che tuttora ha un negozio proprio lì di fronte a loro, in una delle zone più mafiose del loro paese. La mia ammirazione per loro, considerata anche la loro giovane età, è enorme e sto cercando di fare quello che posso, anche da lontano, per dare loro il mio sostegno. E poi le reti che esistono giù, quelle di società civile, che è ancora molto poco diffusa, sono forti, i loro adulti di riferimento sono delle persone che hanno deciso di fare delle scelte coraggiose e le portano avanti a testa alta.

“…per vivere cose mai vissute, bisogna fare cose mai fatte…”. Secondo te, cosa dovrebbero fare i ragazzi e le ragazze del “sud” che non hanno mai fatto? E quelli del “nord”?

I ragazzi del Sud dovrebbero imparare a conoscere meglio i propri diritti, e chiederli con più forza alle istituzioni che hanno il dovere di tutelarli. E dovrebbero amare di più la loro terra, ma non in senso campanilistico, dico proprio in senso di protezione e di cura. Quelli del nord dovrebbero aprire gli occhi sul loro Paese e smettere di ripiegarsi su se stessi e sul loro benessere. Ma più di tutto i ragazzi del sud e i ragazzi del nord dovrebbero trovare sempre più modi per incontrarsi e lottare insieme per gli ideali di libertà e di giustizia che accomunano tutti.

Alessio Neri

fonte:http: //www.liberareggio.org

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