Dal Piemonte cittadinanza onoraria e solidarietà a Pino Masciari

di Giusi Chirico – Pino Masciari è un distinto signore calabrese. In una scuola di Pinerolo, comune torinese che gli ha da poco conferito la cittadinanza onoraria, un angolo di Piemonte in cui quotidianamente si incrociano infinite storie di “gente del Sud”,

scortato dalle guardie del corpo, Masciari incontra i ragazzi.

La sua storia, più di altre, sa di fiele. Racconta di una vita sacrificata alla legalità.

Ha il piglio dell’uomo tutto d’un pezzo e si infervora spiegando con semplicità al suo giovane pubblico come e perché, circa vent’anni fa, ha deciso di denunciare in Calabria le collusioni fra ‘ndrangheta, potere politico e Massoneria.

Sono gli anni della guerra di mafia. A soli 24 anni Masciari subentra al padre nella gestione di un’impresa, per crearne poco dopo una propria: dà lavoro alle famiglie di 200 operai, ha cantieri all’estero, appalti per miliardi e una vita agiata.

Entra nel settore degli appalti pubblici e da lì ha inizio il suo “calvario”. La ‘ndrangheta pretende il 3% sugli appalti e impone ditte e operai.

Masciari decide di non piegarsi e denuncia il racket del pizzo: sceglie la libertà di chi vuole far valere i suoi diritti di cittadino. La risposta dello Stato è flebile e “imbarazzata”: non può garantirgli sicurezza, perché pagare il pizzo è la “normalità”.

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