Ecco perché una Mole colorata di rosa

In memoria di 900 ragazze massacrate dai narcos

ELISABETTA GRAZIANI
TORINO

Ciudad Juarez, Messico: la città più violenta al mondo. Ogni giorno vengono uccise sette persone, la maggioranza donne. Torino è stata la prima in Italia a dare voce a quelle morti silenziose e le ha ricordate anche in occasione di questa Festa della Donna, illuminando di rosa la Mole Antonelliana nella notte fra il 5 e il 6 marzo. Il colore non è casuale. Quando le madri di Ciudad Juarez ritrovano i resti delle figlie assassinate piantano una croce rosa nel terreno bagnato di sangue. Quella tragedia lontana verrà richiamata questa sera alle 18 nello spettacolo promosso dall’associazione Libera al Cecchi Point di via Cecchi 17 e domenica 13 marzo, dalle 19 alle 22, al teatro Vittoria con Donne di Sabbia a cura di Amnesty International.

A Torino è anche nata la prima rete di associazioni che ha come scopo puntare i riflettori sul femminicidio che da 17 anni si consuma in Messico. Dal capoluogo sabaudo è partita la campagna «Ni una mas», «Non una di più» – scritta che sabato campeggiava anche sulla Mole -, in segno di solidarietà con Marisela Ortiz, la maestra messicana che per prima ha dato voce alla strage di donne a Ciudad Juarez. All’iniziativa si sono poi aggiunte Bologna, Ferrara, Genova e Firenze.

«Anche in Italia, seppur con le dovute differenze, gli abusi sono un dato sconcertante – dice Angela Vitale Negrin, vicepresidente di Amnesty Piemonte e Valle d’Aosta -. Secondo l’Istat tre donne su dieci hanno subito violenza da parte di un familiare. E in Piemonte il centro Demetra dell’ospedale Molinette rivela che 33 su 100 sono state vittima di abusi fisici. Ma la tragedia peggiore è il silenzio. Su 900 passaggi ospedalieri in un anno, oltre il 90% non denuncia il violentatore per paura di ritorsioni».

Segni che il percorso per la difesa dell’immagine femminile è ancora in salita. Anche per questo, nel giorno della Festa della Donna, la Città vuole ricordare la tragedia messicana, solo in apparenza lontana. «Le donne uccise a Ciudad Juarez sono persone poverissime, operaie, sottoposte senza motivo ad abusi e poi mutilate in modo orrendo dai narcotrafficanti», denuncia il tavolo delle associazioni aderenti a «No una mas». «Se ne contano 900, ma sono molte di più – aggiunge Angela Vitale Negrin – e quasi altrettanti gli orfani. Il governo non riconosce il fenomeno, dice che sono omicidi casuali. Ma non è così. Quei fatti riguardano anche noi: i cartelli della droga messicani hanno forti legami con la ’ndrangheta di casa nostra».

INFO: http://www.comune.torino.it/nonunadipiu/

fonte: http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/392180/

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