Educazione, responsabilità, coraggio

Senso dell’educare, senso della responsabilità e del coraggio; questi i temi caldi di cui mercoledì 25 maggio nella chiesa del Cuore Immacolato di Via Cuneo ha parlato Don Luigi Ciotti nel suo incontro con la popolazione monregalese. L’incontro è stato aperto da due letture dei ragazzi del presidio “Gelsomina Verde” Libera di Mondovì, ed erano una poesia di Vittorio Arrigoni, pacifista ucciso da una falange salafita il 15 aprile scorso, dedicata a Giovanni Falcone, il magistrato assassinato da Cosa Nostra di cui il 23 maggio si ricordava l’anniversario. La seconda lettura, una mail, scritta daGino Strada alla Figlia Cecilia, contenuta nel suo libro “Buskashì”. La parola è poi passata a Don Corrado Avagnina, responsabile dell’associazione “Dalla parte dell’educare” , che ha spiegato il perché della serata: “Uno spazio prezioso” secondo Don Corrado, che rinnova un incontro avvenuto dieci anni fa, quando Don Luigi Ciotti, a Mondovì, aveva dato la spinta propositrice per la formazione di questo gruppo di lavoro.

Gabriele Peirano, uno dei “tanti piccoli tasselli, un piccolo pezzo del mosaico, della fantastica realtà che rappresenta Libera” ha rivolto la sua parola ai giovani e ai meno giovani, affinché il senso di responsabilità, da cui poi Don Ciotti prenderà spunto per il suo intervento, “si faccia vivo dentro le persone, e che questo porti a farsi delle domande, per riuscire a trovare quelle risposte che tutti noi abbiamo dentro, e abbiamo solo voglia di far uscire”. Senso di responsabilità che porta le persone a riflettere sul fare antimafia al Nord “questo nord, e questo Piemonte, che nel 1983, vedeva assassinato dalla ‘Ndrangheta il magistrato Bruno Caccia, a testimonianza che la mafia c’è, ed è radicata anche al nord”.

La parola è poi passata al vero protagonista della serata, Don Ciotti, che ha esordito con un’espressione di Sant’Agostino: “Sant’Agostino diceva che la speranza ha due figli, la rabbia e il coraggio, questa rabbia suscitata nel vedere come è il Mondo, e il coraggio, per vedere che Mondo potrebbe essere. Coraggio significa avere cuore, e sperare significa resistere. La parola resistere, ha la sua radice nella parola esistere, esserci, essere presenti per mettersi in gioco”. I discorsi di Don Ciotti raccolgono suggestioni dai visi e dalle parole, per arrivare al racconto di storie umane, e storie documentate. Come quella della visita di Papa Giovanni Paolo II ad Agrigento, che durante la processione si ferma “ed entra in una piccola porticina. Nessuno saprà per molto tempo chi c’era dietro quella porta, io li ho incontrati, erano i genitori di Rosario Livatino, giudice ucciso dalla mafia nel 1990, che scatenò l’urlo di Giovanni Paolo contro la società della morte, un grido che veniva da dentro il cuore e che era cresciuto dopo la visita ai genitori di Livatino. Questa è la dimostrazione, che il Vangelo e la mafia sono incompatibili, anche se, a pochi metri di distanza, in una caverna, un frate stava celebrando la Messa per un boss latitante”.

Don Ciotti ha parlato anche di informazione libera e di cultura “Volevo ricordare un grande amicoRoberto Morrione, padre fondatore di Rai News 24, con una sua frase significativa: lui diceva sempre che l’informazione, o è libera o non è informazione”. Parlando poi della cultura collegandosi al discorso con l’etica Don Luigi ha detto: “La cultura è colei che sveglia le coscienze, ed è il termometro dello stato di salute della democrazia di un Paese. L’istruzione poi, taglia l’erba sotto i piedi della cultura mafiosa. C’è bisogno di una nuova forza generatrice tra i giovani e gli adulti veramente attivi, il dato anagrafico non è rilevante, ci vuole la forza e il coraggio di agire. L’etica chiama in causa il nostro reale senso di responsabilità, scritta principalmente nelle nostre coscienze. Siamo stufi di quel sapere di seconda mano, di quel sapere per sentito dire. C’è bisogno di profondità della conoscenza, rigore e competenza. Anche la Chiesa dovrà essere responsabile di un processo di purificazione. Io non sono nessuno, e come testi di riferimento mi baso soltanto su due cose: il Vangelo da una parte, e la Costituzione italiana dall’altra, con un più, la carta internazionale dei Diritti dell’Uomo”.

Parlando di legalità, il fondatore di Libera ha voluto ricordare le vittime delle ingiustizie: “Tutti parlano di legalità, soprattutto quelli che la calpestano ogni giorno. Coloro che votano affinché la clandestinità sia un reato, cosa che non è compatibile con la carta dei diritti dell’Uomo, fortunatamente la corte europea ha fatto notare questa incompatibilità. Ciò che noi possiamo e dobbiamo fare, è impegnare la nostra libertà, per liberare chi libero non è, per aiutare gli ultimi, i deboli, coloro che sono vittime reali. Ogni anno, il 23 maggio si celebra l’anniversario di Giovanni Falcone e della sua scorta. Le madri disperate di questi ragazzi morti per una stessa causa, la difesa della democrazia di un Paese, le madri di Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaronomi che nessuno scrive mai, che vengono liquidati come i ragazzi della scorta, e generano dolore nei cuori delle loro madri”.

Il discorso intenso si è poi chiuso con le riflessioni portate dalle suggestioni del pubblico presente; dove c’è stato spazio, parlando di senso di responsabilità, di introdurre l’argomento del referendum: “La responsabilità – hanno chiuso Don Ciotti e Gabriele Peirano – non è andare a votare sì o no, ma è andare semplicemente a votare per esercitare il diritto della democrazia e il dovere della responsabilità”. Tra gli applausi, Don Ciotti ha ricordato ancora chi ha dato la spinta, 16 anni fa, alla creazione di Libera “La mamma di Roberto Antiochia, poliziotto che per un gesto d’amore decise di stare accanto al Vice questore Ninni Cassarà; 70 colpi di mitraglietta lo hanno ucciso, e hanno lasciato sole la madre, e la sua bellissima fidanzata. Un giorno, la madre di Roberto mi disse che non ce l’avrebbe più fatta ad andare a Palermo a trovare suo figlio, e mi chiese di farlo io per lei. Io tutti gli anni, il 6 agosto sono lì a Palermo con la madre di Roberto per ricordarlo”.

Simone Floccari

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