Fascicoli digitali, quasi vero

caselli

«Non possiamo protrarre l’udienza oltre le quattordici, massimo le 14,30. Non ci sono i soldi per gli straordinari del personale amministrativo».  Succede praticamente ogni giorno. Una volta mancavano le aule, adesso ci sono in abbondanza al Palagiustizia, ma non si possono far molti processi: scarseggiano anche i segretari d’udienza, computer funzionanti nelle camere di consiglio, non c’è un solo scanner in tutta la sezione gip-gup, trenta giudici che smaltiscono da soli, con riti alternativi, oltre il 70 per cento dei processi di primo grado. «La prospettiva di digitalizzare i nostri fascicoli – commenta Francesco Gianfrotta, presidente di quella sezione – è un sogno e speriamo si avveri.

Ma la realtà è che, nella vita lavorativa di tutti i giorni, siamo tecnologicamente arretrati. Anzi, facciamo pure qualche passo indietro: per la manutenzione dei computer, in rete fra loro e con altri uffici giudiziari, prima potevamo contare su interventi rapidi. Da qualche settimana, le cose sono cambiate: possiamo sempre disporre di uno, massimo due tecnici riparatori qui in sede (una volta erano di più). Per chiamarli, però, dobbiamo interpellare un call center di Genova che provvede ad attivare l’intervento, magari in due ore, a volte in due giorni. È subentrata la burocrazia».

Il procuratore capo Gian Carlo Caselli parte dalla concretezza della novità: «Oltre al protocollo di cui si sta parlando da giorni, i ministri Alfano e Brunetta, il presidente del Tribunale, Panzani e io ne abbiamo firmato un altro dedicato alla digitalizzazione dei fascicoli per le indagini preliminari, cui seguirà quella degli atti dei gip-gup e degli altri giudicanti».

«Sono soddisfatto – prosegue Caselli – perché il ministero ci mette a disposizione 200 mila euro per il piano triennale di digitalizzazione. La intendo come una piattaforma per raccogliere altre risorse, fra cui nuovo personale. E qui tocchiamo il punto dolente: per compiere questa epocale rivoluzione occorrono comunque più segretarie. Già così siamo ai minimi termini: ne mancano 30 su 200, ma nel frattempo era sceso anche l’organico di cui dovremmo disporre, e di 40 unità. Ecco perché la scopertura del nostro personale si è apparentemente ridotta in questi anni, malgrado il blocco del turn-over».

È bastato comprimere le piante organiche degli uffici giudiziari. Operazione che fa dire a Caselli: «Cancellieri e segretari sono diventati una specie in via di estinzione, fra l’altro con un’età media piuttosto elevata, ben superiore ai quarant’anni. Fatevi due conti sulle prospettive per il futuro con i prossimi pensionamenti. Per il momento sopperiamo con il loro impegno e con il personale prestatoci dagli enti locali e con i cassintegrati che paghiamo con fondi europei».

Per dire come van le cose: si sta abbattendo l’enorme arretrato delle notifiche dei decreti penali; con tre anni e più di attesa si prescrivevano tutti. Il merito: agli ufficiali giudiziari si sono affiancati i vigili urbani.

ALBERTO GAINO

fonte: La Stampa

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