"Favori a uomini della 'Ndrangheta", bufera sul Tribunale di Imperia

L’ombra della ‘ndrangheta è arrivata fino al palazzo di Giustizia di Imperia. Ieri mattina è finito in manette con l’accusa di millantato credito Giuseppe Fasolo, autista del presidente del Tribunale e giudice di sorveglianza Gianfranco Boccalatte.

Lo stesso magistrato è stato indagato con l’ipotesi di corruzione. I sospetti degli inquirenti puntano sulla “vendita” di sconti di pena o di condizioni di detenzione più leggere a sorvegliati speciali, malavitosi legati ai clan calabresi.

Mentre il procuratore generale di Torino, Giancarlo Caselli leggeva uno stringato comunicato per dare notizia delle indagini della Procura i carabinieri sequestravano documenti nel Tribunale di Imperia e il procuratore di Sanremo, Roberto Cavallone, ascoltava alcuni testimoni.

Sono stati interrogati quattro avvocati, tre di Imperia e uno del foro di Genova che risulta vittima del millantato credito di Fasolo. Altre quattro persone sono indagate nell’ambito dell’inchiesta.

Da mesi non si contano i roghi di auto, camion o locali incendiati, intimidazioni tipiche del racket; sono aperte diverse inchieste per far luce sul voto di scambio fra politici locali e clan; è avvita la procedura di scioglimento per infinltrazioni mafiose del grosso comune di Bordighera.

Donatella Albano, consigliera comunale Pd a Bordighera, è sotto scorta dopo le minacce ricevute per la sua posizione contro l’installazione di slot machine e le sue denunce sulle infiltrazioni malavitose. Un assessore di Bordighera ha confettato di dormire “con la pistola sotto al cuscino”, per paura.

Su tutto, il nome della famiglia calabrese Pellegrino-Barilaro. Il procuratore capo di Sanremo ha parlato di una sotterranea guerra fra i clan, scoppiata in Liguria per il controllo del territorio di frontiera, il nodo cruciale di Ventimiglia.

Il 15 gennaio sono stati arrestati a Vallecrosia, Michele e Alessandro Macrì, 62 e 25 anni, padre e figlio: erano in possesso di una pistola con il numero di matricola abraso ed erano intercettati da tempo dai carabinieri. Fra loro parlavano di far fuori investigatori troppo pressanti.

Soltanto due mesi prima a Sanremo erano stati arrestati due giovani calabresi che la Procura ritiene facessero parte di un “gruppo di fuoco” arrivato in Riviera da Taurianova per saldare i conti con chi infastidiva il clan. Nel Ponente ligure si contenderebbero il predominio famiglie della ‘ndrangheta insediate in Piemonte e in Lombardia. Gli interessi in gioco vanno dai cantieri edili al business delle discariche, al riciclaggio.

Sull’inchiesta che ha portato in carcere l’autista Fasolo si conoscono pochi dettagli, alcuni tuttavia sono inquietanti: Fasolo, ad esempio, era stato indagato con l’accusa di ricettazione dei corpi di reato ma il procedimento nei suoi confronti è stato archiviato nel novembre scorso.

Quanto alla posizione del presidente del Tribunale, Boccalatte, il procuratore Caselli ha risposto con un secco “Non lo so” alla domanda sulla sospensione dalle funzioni.

Mentre l’indagine della Procura di Torino mira a scoprire trattamenti di favore nei confronti di tre persone ritenute esponenti della mala calabrese (tutti e tre a piede libero), le inchieste della Procura di Sanremo puntano a circoscrivere episodi di corruzione o intimidazione nell’aggiudicazione di appalti pubblici.

“Non si tratta solo di collusione – ha detto il procuratore capo Cavallaro – un Comune non è in grado di funzionare anche se è condizionato dalla paura di ritorsioni”. E, pochi giorni fa, parlando degli affari della ‘ndrangheta in Riviera, aveva annunciato: “La ricreazione è finita”.

fonte: http://ilpappice.blogspot.com/2011/01/favori-uomini-della-ndrangheta-bufera.html

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