Fischia il vento (WWB #6)

Mi manca quel sapore che la sera nella bassa padana avverti addosso quando con gli amici, finestrino abbassato, ti dirigi al campovolo per la festa dell’Unità, che da quelle parti cerca di restare tale nonostante ora prevalgano bandiere e manifesti di altri colori. Dalle nostre parti è un appuntamento estivo immancabile, al di là del pensiero politico: gli odori del gnocco fritto, la calura che si fa poco a poco sopportabile, una birra con gli amici, se ti va bene persino un discorso interessante, note di liscio nell’aria.

Ma siamo in Palestina. Sabato scorso siamo ritornati ad At-Tuwani per il festival della nonviolenza, alla sua seconda edizione. Non è ammesso il lambrusco nella cultura mussulmana, tuttavia i sorrisi dei bambini allo spettacolo dei clown sono molto sinceri e l’accoglienza degli abitanti verace. Ai discorsi ufficiali, doverosi per stringere le maglie di una rete solidale sempre più fitta, si intermezzano spettacoli di dakba, tipica danza palestinese, una recita dei bambini della scuola e un ottimo maklube (riso con pollo e mandorle).

In un villaggio che pochi anni l’esercito israeliano ha cercato di cancellare deportando i suoi abitanti in area A, ovvero in ciò che rimane della Cisgiordania sotto controllo dell’autorità nazionale palestinese (circa un 22% del totale), e tutt’oggi oggetto delle violenze dei vicini coloni israeliani nonché delle vessazioni e violazioni dei diritti umani da parte dell’autorità di occupazione (tutto ampiamente documentato da report e immagini a cura dei pacifisti internazionali di Operazione Colomba sempre presenti), un evento del genere è un gesto di resistenza. Quell’allegria e determinazione che riaffiora nonostante la paura continua per le frequenti aggressioni è il segno della lotta nonviolenta e la forza di una comunità che non si arrende alla logica della spirale di violenza.

Tra il pubblico, oltre alle famiglie provenienti dai vicini villaggi della zona di Massaferyatta, tutti coinvolti nel cammino dell’impegno nonviolento, molti attivisti internazionali e osservatori dei diritti umani, nonché, soprattutto, diversi israeliani. A questi il loro governo proibisce l’ingresso in Cisgiordania, eccezion fatta per i coloni dei vicini insediamenti di Ma’on, eppure offrono supporto legale ai palestinesi che esigono il rispetto dei propri diritti essenziali e, disobbedendo alle regole di apartheid di fatto vigenti nei Territori Occupati, si sono presentati per celebrare insieme questo giorno di festa.

Alla sera, inaspettatamente, un bus di israeliani arriva a Tuwani, decisamente in ritardo rispetto al programma del festival: adulti e bambini scendono e si mettono a correre sulla collina che fronteggia la colonia in espansione. In pochi minuti una flotta di aquiloni colorati si libra nel cielo. Anche dalla colonia si alza un aquilone. Forse non vogliono essere da meno e anche il gioco diviene una sfida, almeno senza la minaccia delle armi. Ma voglio credere, almeno per oggi, che fosse un dialogo di altri linguaggi che osano guardare più in alto, un seme affidato al vento delle colline a sud di Hebron.

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