Fresco di legalità

di Luigi Ciotti – 1° maggio 2010
Fresco di legalità, è scritto sui sacchetti distribuiti oggi nelle piazze di Roma, Bologna e Rosarno. Dentro, verdure fresche e sane perché depurate da quelle contaminazioni mafiose che troppo spesso avvelenano i territori.

Sono i finocchi coltivati abusivamente dalla ’ndrangheta su terreni che già le erano stati confiscati ad Isola Capo Rizzuto, in Calabria. Atto di arroganza che ha trovato però una risposta forte da parte della comunità, decisa a riappropriarsi del frutto di quei campi tornati finalmente «bene comune». Tanti hanno partecipato al raccolto. Il Comune col coraggioso sindaco Carolina Girasole, la Provincia, il Prefetto, la Diocesi guidata dal suo Vescovo, i sindacati, le sigle di categoria degli agricoltori, associazioni, gruppi e semplici calabresi onesti: insieme per dimostrare che un’economia diversa è possibile, e scommettere sulla legalità conviene.
Che è poi lo stesso messaggio lanciato pochi giorni fa a Reggio Calabria dalla rete contro il pizzo «Reggio-Libera-Reggio»: altra tappa dello stesso percorso, altra espressione del medesimo «noi»
che vuole col suo impegno rafforzare il lavoro dei magistrati e delle forze di polizia. Li abbiamo raccolti anche per quei generosi servitori dello Stato, questi finocchi, ideale messaggio di stima e affetto per come ogni giorno si spendono in contesti non facili, talvolta scontrandosi con l’ostilità di alcuni, come è accaduto di recente proprio a Reggio con i sostenitori del clan Tegano.
È insomma una freschezza di prospettive, speranze, responsabilità, che sta dentro quei sacchetti, fondata su un lavoro vero, tenace e concreto.
Proprio il tipo di lavoro che vogliamo festeggiare in giornate come questa, anche pensando a chi il lavoro non ce l’ha o lo deve mendicare dalle mafie come «favore». È il dramma, fra gli altri, di migliaia di immigrati sfruttati, per non dire schiavizzati, nelle campagne della Calabria e non solo. Un dramma silenzioso, di miseria e dignità calpestata, che si svela solo quando i riflettori si accendono su qualche duro fatto di cronaca. È accaduto a gennaio a Rosarno, e non è un caso se abbiamovoluto distribuire anche lì questi nostri ortaggi speciali.
Finocchi che non vogliono «infinocchiare» perché schietti, «amici» della genuinità e dei diritti. Come trasparente sarà d’ora in avanti la gestione delle terre che li producono: dal bando pubblico
che farà nascere una nuova cooperativa, fino alla scelta dell’agricoltura biologica con i suoi metodi certificati. E se questi finocchi come gli altri avranno proprietà digestive, di certo non aiuteranno a digerire le ingiustizie, la violenza, la corruzione, le piccole e grandi forme d’illegalità che incontriamonella vita di tutti i giorni. Cose che ci devono restare sempre «sullo stomaco», come uno stimolo a darci da fare per cambiarle.

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