Gela, sventato attentato contro Crocetta

Cinque arresti e quattro denunce nei confronti di detenuti. Nel mirino anche una cugina del gip Giovanbattista Tona


GELA (Caltanissetta) – L’ordine era partito dal carcere e da oggi in avanti ogni giorno era buono. La mafia aveva deciso di saldare i conti con l’ex sindaco di Gela, l’eurodeputato del Pd Rosario Crocetta, e con il Gip di Caltanissetta Giovanbattista Tona. Entrambi considerati dei nemici delle cosche. Nel caso del giudice Tona si doveva trattare di una vendetta trasversale: l’obiettivo era infatti una cugina del magistrato, vicedirettore di banca a Mussomeli ed erroneamente considerata la sorella del Gip per via della somiglianza tra le due donne.

GLI ARRESTI – Il piano di morte è stato sventato grazie alla collaborazione di alcuni esponenti della stessa mafia gelese e la scorsa notte la squadra mobile, su ordine della direzione antimafia di Caltanissetta, ha notificato cinque ordinanze di custodia cautelare a persone attualmente detenute. Si tratta di Francesco Vella, 35 anni, Nicola Cascino, di 56, Massimo Carmelo Billizzi, di 35, Paolo Portelli, di 42 e Domenico Vullo, 34 anni. Mentre sono indagati Emanuele Argenti, 45 anni, Salvatore Terlati, 36 anni, Emanuele Bassora, 36 anni, e Alessandro Gambuto, 35 anni. Le indagini erano scattate nell’agosto scorso dopo che un detenuto di Caltanissetta aveva fatto pervenire agli inquirenti una lettera nella quale raccontava che le cosche volevano lanciare un pesante avvertimento al giudice Tona per la sua particolare severità nei confronti del clan Emanuello ma anche per i processi ancora in corso.

Audio – L’ex sindaco: «Mi sento come un condannato a morte»

IL PROGETTO – Il detenuto ha raccontato di aver saputo del progetto di attentato da altri compagni di detenzione, Emanuele Argenti e Francesco Maurilio La Cognata considerati esponenti di spicco della mafia gelese. Argenti avrebbe detto ad alcuni affiliati di riferire che “la cosa (secondo gli inquirenti il duplice agguato) poteva essere fatta a partire dal 20 gennaio 2010”. Il racconto del detenuto è stato confermato anche dal pentito Crocifisso Smorta, ex uomo d’onore della famiglia di Gela, che ha parlato in particolare dei progetti di attentato nei confronti di Crocetta, odiato dal clan Emanuello. “Il livore che gli Emmanuello, soprattutto il boss Daniele, manifestava nei confronti di Crocetta – ha spiegato – era motivato dalla attività antimafia svolta puntigliosamente dal sindaco nel corso degli anni oltre che da questioni personali”.

I PRECEDENTI – Da sindaco Crocetta aveva infatti fatto licenziare la moglie del boss, Virginia Di Fede, inserita nelle liste del reddito minimo del comune e si era rifiutato di concedere un alloggio popolare alla famiglia Emmanuello. Il Gip Giovanbattista Tona invece doveva essere “punito” anche perché impegnato nel processo con rito abbreviato contro un gruppo di sicari del clan Emmanuello. Crocetta è stato sindaco di Gela fino all’agosto scorso quando ha optato per la carica di parlamentare europeo. Da anni è nel mirino delle cosche e non è questo il primo progetto di attentato. Nel 2003 i clan della “stidda” avevano già assoldato un killer lituano per ucciderlo e nel 2006 era stato sventato un altro piano della mafia gelese. A lui e al giudice Tona è stata ulteriormente rafforzata la scorta.


Alfio Sciacca
20 gennaio 2010

corriere.it

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