Giorno 6: la violenza della burocrazia

La calma viene interrotta da una richiesta pervasa da un’ansia evidente: -Puoi accompagnarmi a Ramallah domani?- Kalil, giovane pastore di Tuba, è stato convocato al tribunale militare israeliano a seguito di un arresto avvenuto in Gennaio. Immediatamente ci si organizza: telefonate, orari, service, auto, tutto incredibilmente efficiente. Ed io non riesco a non sconvolgermi, a non pensare a quanto tutto questo sia lontano da noi, da me, dalla mia vita. Un giovane pastore, un giovane studente universitario come molti di noi, viene prelevato da casa sua e tenuto per giorni in fermo amministrativo senza che venga neppure formulato un capo d’accusa. E nessuno può fare nulla, neppure gli ajaneb, come qui vengono chiamati “gli internazionali” della Colomba. Nei suoi occhi si leggono i ricordi di quel giorno, di quello strappo feroce ai suoi familiari che impotenti sono stati costretti a guardare soltanto. Grazie a due volontarie Kalil è potuto arrivare puntuale in tribunale. Il viaggio è stato lungo, interminabile. Infiniti check points aumentano la paura di non riuscire ad arrivare, mentre sullo sfondo si intravedono le by pass roads dove velocemente scorrono auto esclusivamente israeliane. La tensione aumenta quando, giunti alla meta, fanno entrare in tribunale solo l’avvocato. Kalil attende fuori,sempre più agitato. Non sa per quale motivo è stato convocato, non sa cosa gli verrà chiesto, non sa se tornerà a casa. Con queste mille domande in testa viene chiamato ed entra in tribunale. Ne esce quasi subito senza che gli sia stato spiegato nulla. Torna così a casa, senza sapere che sarà, con questa minaccia pendente, giorno dopo giorno, continuerà ad accompagnarlo tra i banchi dell’università ed i pascoli.

Pochi chilometri più in là. Ad At-Tuwani. Breve momento di relax, provando a rinfrescarsi in casa tra le verdure e l’hummus del pranzo. Voci caotiche precedono i colpi alla porta. Ci chiedono di correre: ci sono i militari. Sono venuti insieme all’autorità israeliana per l’amministrazione civile dei territori occupati a consegnare un ordine di demolizione ad una famiglia da poco ritornata nel villaggio. Da questo momento, in ogni momento, potrà arrivare un bulldozer israeliano ad abbattere la loro casa.

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