Giorno3: matrimonio a At-Tuwani

AT-TUWANI – Se ci avessero catapultato nel bel mezzo della Palestina, senza dirci nulla della situazione, senza potere accedere all’informazione di questo mondo globalizzato, oggi sarebbe stata una giornata simile a mille altre vissute in Italia. Oggi a Tuwani si festeggia un matrimonio di un membro di una delle cinque famiglie; un evento che ferma la vita del villaggio e tutti coinvolge: da una settimana, tutte le sere, le terrazze del villaggio sono brulicanti di donne e uomini, sempre separati nei reciproci spazi, che si incontrano, mangiano insieme, bevendo tè e discutono fino a notte inoltrata. Noi ospiti occidentali, seppur appena arrivati, non possiamo sottrarci all’invito di partecipare alla festa: accolti, per primi, dai bambini, che ci corrono incontro e ci conducono al luogo della socialità, dandoci il benvenuto e domandando i nostri nomi. Un po’ imbarazzati da tanta gentilezza e accoglienza, rispondiamo e salutiamo uno per uno gli anziani del villaggio, avvolti in kefie e mantelli, oltre agli adulti e gli adolescenti.

Se la Palestina dovessimo raccontarla oggi, sarebbe così: ospitale oltre modo, accogliente, in grado di annullare le differenze di natura geografica o culturale, condividendo anche solo la socialità del cibo e le bevande, in mezzo agli uomini distesi sui tappeti e i materassi, intenti a fumare. Se ci fermassimo a questa fotografia, molto probabilmente non verremmo creduti dal resto del mondo. Troppo irreale, troppo idilliaco, troppo costruito. La Palestina, da sempre, a torto o a ragione, evoca ben altro: violenza, conflitto, guerra, terrorismo, povertà. Le parole d’ordine sono queste.

Forse ci siamo sbagliati oggi. Ma il dubbio, di aver colto qualcosa di diverso, resta.

Giorno 3: la capra

AT-TUWANI – La capra sembra essere un animale simbolo del villaggio di At-Tuwani. Prima fonte economica e alimentare, le capre escono dai recinti ogni mattina alle 6, guidate dai pastori e dai bambini nei giorni di festa, brulicando l’erba sui terreni che confinano con la colonia israeliana di Ma’on. Insieme a loro ci sono i volontari dell’operazione Colomba che monitorano con le loro telecamere ogni movimento dei blindati dell’esercito e dei pick up dei coloni. In questi giorni la situazione sembra essere tranquilla, ma la scorsa settimana due coloni a cavallo mascherati hanno attaccato i bambini palestinesi.

Ma le capre sono anche il segno di momenti di festa: al banchetto nuziale, la carne adagiata su un letto di riso accompagna la festa per i due novelli sposi. Mentre addentiamo i primi morsi, iniziamo una lunga conversazione con i membri della famiglia che proseguirà per tutto il pomeriggio all’ombra della tettoia. Dalla politica alla religione. Dalla famiglia al sesso. Ogni tabù cade sorseggiando il tè, in questo assolato pomeriggio nei territori occupati palestinesi.

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