Giudice Pasquin condannata a 14 anni. Masciari: “Giustizia è fatta”

Nell’ ottobre del 1996 mi fu notificata la sentenza di fallimento di una delle mie imprese della quale ero titolare, la “MASCIARI COSTRUZIONI di Masciari Giuseppe “ ditta individuale. La mia ribellione era ulteriormente punita: inverosimilmente il fallimento era decretato per un importo di lire 134.000.000, avverso l’azienda che vantava crediti, possedeva immobili e numerose attrezzature edili”.

In Calabria l’imprenditore che non si piegava, veniva messo in ginocchio: mentre la ‘ndrangheta minacciava e sparava, i poteri che controllano le banche e il sistema politico giudiziario stringevano la loro morsa sulle aziende. La punizione per l’imprenditore doveva essere l’allontanamento dalla propria terra, il suo fallimento o l’isolazione, insomma, bisognava fare di tutto perchè non divenisse un esempio positivo.

Il fallimento dell’azienda di Pino Masciari è stato dichiarato dal giudice Patrizia Pasquin, giudice presidente della sezione fallimentare di Tribunale di Vibo Valentia.

A distanza di anni, l’ 11 novembre 2006, veniva data notizia in tutte le testate giornalistiche a mezzo stampa eTv la seguente notizia: “arrestato il giudice Patrizia Pasquin” . Si riscontra sul sito internet “ la REPUBBLICA. It – CRONACA : Riceveva dalla mafia una stabile remunerazione”. Le accuse mosse a Pasquin vanno dal falso, alla truffa aggravata ai danni dello Stato e corruzione in atti giudiziari.

A gennaio la pubblica accusa nel processo chiede 30 anni, per collusione, al giudice che ha fatto fallire Pino Masciari.

Oggi, giunge la notizia della condanna dell’ex giudice a 14 anni di carcere.

Di seguito riportiamo l’articolo apparso oggi su CN24.tv

Si è concluso con una condanna a 14 anni e mezzo di carcere il processo a carico di Patrizia Pasquin, 57 anni, di Tropea (VV), l’ex giudice coinvolta nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Salerno – competente sui reati commessi dai magistrati del distretto della Corte di Appello di Catanzaro – che nel dicembre 2006 portò all’arresto della donna, all’epoca presidente della sezione civile del Tribunale di Vibo Valentia.

La sentenza e’ giunta ieri sera dal tribunale penale di Salerno (presidente Renata Sessa, a latere Emiliana Ascoli e Fabio Zunica), che ha inflitto all’ex magistrato – chiamata a rispondere di una lunga serie di accuse, che vanno dalla corruzione in atti giudiziari al falso e alla truffa aggravata ai danni dello Stato e al concorso esterno in associazione mafiosa – una pena decisamente più bassa dei 52 anni e mezzo chiesti dal pubblico ministero Patrizia Gambardella. Pasquin (difesa da Bruno Ganino, Agostino De Caro, e Salvatore Staiano) e’ stata inoltre interdetta in perpetuo dai pubblici uffici e condannata, assieme ad altri imputati ritenuti colpevoli (ma tutti sono stati assolti per alcuni capi specifici), a risarcire i danni – che saranno liquidati in sede civile – al ministro della Giustizia, alla presidenza del consiglio dei Ministri, alla regione Calabria ed al Comune di Parghelì, tutti costituiti parte civile.

La seconda pena più severa e’ stata inflitta a Settima Castagna, 53 anni, di Vibo, imputata per corruzione, associazione a delinquere, accesso abusivo ad un sistema informatico e rivelazione di segreti d’ufficio, condannata a 9 anni e 4 mesi di reclusione. Le altre condanne sono state: a 2 anni per Vincenzo Galizia, di San Nicolo’ di Ricadi, nella sua qualità di dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune di Parghelia, nonche’ responsabile del procedimento relativo alla richiesta di lottizzazione del Melograno Village; rispettivamente a 3 anni ed a 3 anni e 4 mesi per Alberto e Giulio Sganga, padre e figlio, di 75 e 46 anni; a 3 anni per Maria Francesca Tulino, 47 anni; a 2 anni per Michelangelo Aiello, funzionario della Regione, di Palermiti; a 2 anni e 8 mesi per Guglielmo Grillo, 62 anni, di Stilo, funzionario del Dipartimento Attività produttive della Regione Calabria. Sentenza di non luogo a procedere per Nicola Derito, 48 anni, di San Costantino Calabro, gia’ responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune di Parghelia; e assoluzione totale per Antonio Pugliese, 70 anni, di Filandari, il costruttore Gaetano Rizzuto, e l’imprenditore Antonio Ventura, 66 anni, di Pizzo.

L’impianto accusatorio costruito a carico degli imputati parla di un vasto giro di corruzione che sarebbe stato gestito dal sodalizio criminale composto dalla Pasquin e dagli altri coimputati, pure finiti in manette, e promosso dall’ex giudice. Dopo la sentenza uno dei legali impegnati, l’avvocato Diego Brancia, ha parlato di “sentenza gia’ scritta” e ha ribadito che, “come dimostreremo in appello, il mio assistito (Albertio Sganga, ndr) e’ estraneo ad ogni ipotesi di truffa”.

fonte:  http://www.pinomasciari.it

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