Giustizia e speranza

Bulciago, 10 aprile 2012 – Per Egida Beretta, sindaco di Bulciago e mamma di Vittorio Arrigoni, l’attivista per i diritti umani ucciso il 15 aprile 2011 a Gaza da un gruppo di terroristi salafiti, quella appena trascorsa non è stata una brutta Pasqua. Eppure lo scorso anno, in occasione della stessa ricorrenza, il 24 aprile, a Bulciago sono stati celebrati i funerali del figlio assassinato in quella terra alla quale aveva deciso di dedicarsi. «No, non è stata una brutta Pasqua, è stata meno dolorosa degli altri giorni – racconta la donna -. Per me ha significato soprattutto accompagnare mio figlio verso la resurrezione».
L’ha aiutata a superare questi mesi certamente l’altra figlia, Alessandra, con la quale ha anche dovuto affrontare la malattia del marito Ettore. «Per noi l’anno scorso è stato terribile perché c’era papà ammalato, dovevo essere forte per due, per me e per lui e non sempre è stato facile». Ma determinanti sono stati anche le migliaia di messaggi e telefonate di tante persone che nemmeno conosceva. «Questa vicinanza mi ha stupito, non sapevo fossero così in tanti ad amare Vik, ho ricevuto questo affetto di riflesso. E più trascorre il tempo più persone lo conoscono. È incredibile, è stato come un risveglio delle coscienze e delle menti non solo sulla situazione della Palestina, ma sulla vita in generale».
Come le sono stati accanto quelli che lei chiama i «suoi» sindaci, i colleghi del circondario che hanno partecipato tutti alle esequie e la sono andata a trovare. Chi invece è stato assente sono i rappresentanti delle istituzioni. «Ci hanno un po’ abbandonato, ma all’inizio non mi importava perché, per come la pensava Vittorio, avrebbe sorriso se quando fosse arrivato a Roma ci fosse stato qualcuno del Governo. Ho cominciato ad avvertire la loro mancanza quando ho chiesto un interessamento che però non c’è stato».
Un interessamento per sollecitare che il processo a carico dei presunti quattro rapitori e assassini di Vik si svolga in maniera rapida e insieme corretta. A distanza di quattordici udienze, la verità appare ancora lontana. «Ero convinta che sarebbe stato più veloce, ce lo aspettavamo e ce lo aspettiamo per mettere una pietra sopra almeno su questa vicenda, non certo per quello che c’è nel nostro cuore. Vorrei, anzi voglio sapere perché è stato preso di mira proprio lui che di lì a breve sarebbe tornato a casa. Questo non è comprensibile. La versione emersa secondo la quale un giordano attraverso i tunnel sarebbe approdato nella Striscia per Vik mi sembra poco credibile, ne discutevamo anche con mio marito. Chi sia stato materialmente ad ucciderlo ormai lo si sa, ma ecco io vorrei sapere il perché, voglio conoscere chi c’è dietro, ma forse temo non lo scopriremo mai». Ma dopodomani, giovedì, il processo riprende e così la speranza.
di Daniele De Salvo
Fonte: http://www.ilgiorno.it/lecco/cronaca/2012/04/10/694912-lecco-bulciago-vik-arrigoni-madre.shtml

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