Hessel, ebreo scampato all'Olocausto, boicotta Israele

Da Corriere della Sera 18 gennaio 2011 di Stefano Montefiori

PARIGI— «Mio padre era ebreo, sono scampato a Buchenwald, le accuse di antisemitismo non mi sfiorano» , dice sereno Stéphane Hessel, 93 anni, protagonista del caso editoriale dell’anno in Francia con il suo piccolo libro «Indignez vous» . Oggi avrebbe dovuto essere il protagonista di un dibattito alla École normale supérieure di Parigi, ma la direzione del prestigioso istituto ha cancellato l’appuntamento su richiesta delCrif (Consiglio rappresentativo delle associazioni ebraiche di Francia): il tema dell’incontro era la campagna «Bds» (boicottaggio, disinvestimento, sanzioni) contro Israele, alla quale Hessel aderisce tra mille polemiche. «Un incitamento a tenere comportamenti discriminatori nei confronti di un Paese, peraltro proibiti dalla legge» , secondo Richard Prasquier, presidente del Crif, che ringrazia la direttrice Monique Canto Sperber per avere avuto il coraggio di annullare il dibattito «senza chiudere gli occhi in omaggio al politicamente corretto» . Prasquier rende omaggio anche all’intervento «senza ambiguità» del ministro dell’Università, Valérie Pécresse. Non è facile rifiutare una sala già prenotata da settimane a uno degli uomini oggi più amati di Francia, che ha già venduto oltre 650 mila copie del suo — toccante per alcuni, banale per altri— invito alla ribellione contro le ingiustizie. La piccola casa «Indigène Editions» di Montpellier è già all’undicesima ristampa, ed è certa di oltrepassare il milione di copie. Hessel, sulle copertine di tutti i giornali e conteso da radio e tv, è ormai un fenomeno di società, anche in virtù di una storia personale unica: nato a Berlino dalla coppia che ispirò a Henri-Pierre Roché e poi a François Truffaut «Jules e Jim», arrivato a Parigi all’età di sette anni, nella Seconda guerra mondiale scelse il campo della resistenza francese. Arrestato e torturato dai nazisti, Hessel riuscì a salvarsi dal campo di concentramento nazista nonostante una condanna a morte già pronunciata; dopo la guerra partecipò alla nascita delle Nazioni Unite e fu tra i 18 redattori della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Poi la carriera nella diplomazia francese, gli incarichi a Saigon, Ginevra e nell’Algeria della decolonizzazione, e negli ultimi decenni l’impegno in difesa dei sans papiers e dei palestinesi di Gaza. Il successo delle sue 24 pagine vendute a tre euro— da oltre due mesi in testa alla classifica della saggistica — è innanzitutto il tributo di tanti francesi a una vita straordinaria. Ma Hessel non fa l’unanimità: nei mesi scorsi già lo studioso Pierre-André Taguieff, a nome del campo pro Israele, lo aveva attaccato per il suo impegno filo-palestinese. Oggi, Hessel non parlerà alla Normale. Nel pomeriggio parteciperà alla manifestazione che i suoi compagni di lotta anti-israeliana e una parte degli studenti terranno al Pantheon, per protestare contro «l’offesa alla libertà di espressione» . «Quando nacque lo Stato di Israele ne fui felice — ha più volte ripetuto Hessel —, oggi però ho il diritto di indignarmi e oppormi alle azioni di un governo israeliano che può essere criticato come tutti gli altri» . Il Crif invece sostiene che Hessel è affetto da «fissazioni anti-israeliane» , che la campagna di boicottaggio è illegale in base alla legge francese e contesta anche il modo in cui alcuni normalisti «convertiti al terrorismo intellettuale» avevano organizzato «un dibattito a senso unico» : accanto a Hessel avrebbero dovuto prendere la parola il magistrato Benoist Hurel («per lui i dirigenti di Hamas sono dei moderati e i razzi su Israele dei giocattoli» , sostiene Prasquier), la deputata arabo-israeliana Haneen Zoabi, Leïla Shahid (rappresentante dell’Autorità nazionale palestinese all’Unione Europea), oltre a Elisabeth Guigou, esponente socialista ex ministro della Giustizia. In ottobre Alima Boumediene-Thiery (senatrice dei Verdi) e Omar Slaouti (capolista alle europee del partito di sinistra radicale Npa), che partecipano alla campagna di boicottaggio, sono stati assolti dal tribunale di Pontoise dall’accusa di «incitamento alla provocazione» , ma all’incirca altre 80 persone — tra le quali Hessel — potrebbero essere processate nei prossimi mesi. Il difficile confine tra antisemitismo, antisionismo e libertà di espressione continua a tormentare le coscienze.

Dal Corriere del 22 novembre 2010:

Accanto alla difesa degli immigrati, negli ultimi anni la battaglia di Hessel è a favore dei palestinesi di Gaza, con le inevitabili polemiche. Quest’estate il «Bureau National de Vigilance Contre l’Antisémitisme» ha denunciato Hessel per la sua partecipazione alle campagne di boicottaggio economico di Israele; lo studioso Pierre-André Taguieff si è spinto a insultare Hessel durante una trasmissione radio. In difesa dell’ambasciatore si sono schierati oltre 100 intellettuali e politici di ogni partito, tra i quali Daniel Cohn-Bendit, l’ex ministro degli Esteri Hubert Vedrine, Jean Baubérot, Etienne Balibar, Danielle Mitterrand, Catherine Tasca. «Sono ebreo per parte di padre e ho combattuto i nazisti, non sono particolarmente sensibile all’accusa di antisemitismo – dice Hessel -. Rivendico il diritto di indignarmi per le azioni di uno Stato, che sia Israele o qualsiasi altro. Questo non significa essere antisionisti o antisemiti, è una sciocchezza. Due Stati, uno ebraico e l’altro palestinese, devono convivere. Lo spero con tutte le mie forze.

Fonte: http://guerrillaradio.iobloggo.com/2023/stephane-hessel-ebreo-scampato-all-olocausto-boicotta-israele

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