Il coraggio della Tunisia

Tunisi é sempre stata un crocevia, di culture, di volti; oggi a quattro mesi dalla rivoluzione qualcosa é cambiato, cé un atmosfera diversa in citta’, un insieme di novità e tensione. I soldati presidiano praticamente tutto il centro lungo avenue Abib Bourghiba, il corso alberato diventato celebre in tutto il mondo per le immagini della rivoluzione e delle migliaia di giovani che coraggiosamente sfidavano la polizia.

Blindati e filo spinato proteggono tutti i luoghi sensibili, in queste settimane l’ esercito sta svolgendo il ruolo che spetterebbe al ministero dell’interno, presidia le strade e tutela l’ordine pubblico, la sera non é sicuro andare in giro, neanche per gli stessi tunisini.

Gli studenti in strada parlano con i militari cordialmente, hanno un grande rispetto per la funzione che hanno avuto durante gli scontri, da parte dell’esercito infatti non ci sono state violenze, ma protezione dei manifestanti contro la polizia.

I ragazzi mi spiegano che i militari erano in obbligo di leva, giovani provenienti da famiglie umili, che si sono rifiutati di aprire il fuoco sulla folla; la polizia e i servizi segreti invece dipendevano direttamente dal governo, che li ha utilizzati per ogni nefandezza.

C’é voglia di ricominciare tra le persone, dopo Tunisi, dopo il Cairo, nulla sarà mai più come prima nel mondo arabo, perché qualcosa é stato spezzato, un ordine precostituito, basato sulla violenza e sulla corruzione, come tutti i governi del Medio Oriente, forse é proprio da qui che si puo’ ricominciare: dalla ripresa della cittadinanza attiva, della partecipazione politica, ci sono persone che hanno dato la vita per questo, e nessuno qui vuole che il loro sacrificio sia stato vano.

Negli sguardi puliti dei giovani sembra esserci scritto “vigileremo noi”, su questo nuovo universo.

Sono in programma nuove proteste, per cacciare i gruppi politici che hanno il solo interesse a prendere il posto fisico di Ben Ali, senza migliorare le condizioni di vita dei tunisini.

Una lezione di coraggio: ecco cosa ci sta arrivando dalla Tunisia, e una lezione di umanità, per l’enorme aiuto che questo popolo ha dato e sta dando ai profughi in arrivo dalla Libia: sarebbero molti di più gli sbarchi a Lampedusa, se la Tunisia non avesse aperto le porte a questa marea di sofferenza in fuga dai mercenari di un criminale dittatore.

Il mondo é cambiato, ancora una volta. L’Europa e l’ Italia devono essere in grado di comprendere questo fenomeno, o sarà sempre peggio, non si puo’ continuare a barattare l’economia con i diritti umani; ecco l’appello che ci giunge, pagato con il sangue di migliaia di persone. Se sapremo cogliere questo testimone allora forse, qualcosa cambierà. Nonostante tutto.

Era giunta l’ora di resistere; era giunta l’ora di essere uomini: di morire da uomini per vivere da uomini.

( Piero Calamandrei sulla Resistenza italiana )

un abbraccio

ale

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