il dovere di informarsi

All’università la moglie del procuratore Caselli e referente di Libera, testimoni importanti e tanti giovani hanno parlato di lotta alla criminalità

DA WWW.DIGI.TO.IT – GIULIA ONGARO

Ieri a Palazzo Nuovo si è svolto un incontro sulla lotta alla mafia organizzato da Libera, l’associazione di Don Luigi Ciotti che dal 1994 si occupa del contrasto a tutte le forme di criminalità. L’occasione è stata il passaggio a Torino della Carovana Internazionale Antimafie, promossa dalla stessa associazione insieme ad Arci e ad Avviso Pubblico. Il Procuratore Giancarlo Caselli – ospite molto atteso da tutti i giovani intervenuti e famoso per le sue attività di magistrato a Torino e Palermo – non è potuto intervenire, ma l’appuntamento è stato comunque molto interessante grazie agli altri relatori presenti.

LA TESTIMONIANZA
Il momento più toccante è stato la testimonianza di Margherita Asta, che fa parte di Libera dopo una terribile esperienza personale: il 2 aprile 1985 sua madre e i suoi fratelli sono stati uccisi dallo scoppio di un’autobomba. Loro unica colpa, essersi trovati nel tratto di strada fra la macchina della scorta e quella che trasportava il giovane procuratore Carlo Palermo, dopo questo episodio costretto a trasferirsi a Trento e ad abbandonare l’attività di magistrato.
Margherita e suo padre non hanno visto nessuno pagare per quella strage: come mandanti sono stati condannati Riina, Di Maggio e Madonia, ovvero i principali capi mafia in quegli anni, mentre per un errore procedurale gli esecutori, tra cui il mafioso Gioacchino Calabrò, sono stati assolti in appello. Nonostante la terribile esperienza, Margherita dice di credere ancora nella giustizia: non vuole parlare di mafia, ma di sistema criminale, perché per lei la responsabilità non è solo dei mafiosi, ma soprattutto di coloro che permettono il loro ingresso negli ambienti del potere.

BENEDETTA E FEDERICO: L’IMPEGNO DEI GIOVANI
Più vicino alla nostra vita quotidiana è stato l’intervento di Beatrice, studentessa universitaria che ha raccontato l’impegno contro la criminalità di UniLibera, il presidio di Libera nelle università italiane presente per ora solo in poche città e che trova difficoltà a inserirsi nell’ambiente delle organizzazioni studentesche, in quanto non legato a nessun collettivo.
Federico invece è un ragazzo toscano, che come socio Arci sta guidando uno dei mezzi della Carovana Internazionale Antimafie in giro per l’Italia e l’Europa: tra poco infatti il gruppo attraverserà anche Francia, Svizzera, Bosnia Serbia e Bulgaria, per poi arrivare simbolicamente a Corleone. Nel suo percorso, la Carovana compie anche delle tappe simboliche, per esempio nelle strutture sequestrate alla mafia, come una casa nella centralissima via Medail a Bardonecchia.

L’ESPERIENZA DI LAURA ROMEO
Laura Romeo non è solo la moglie di Giancarlo Caselli: ha fatto suo l’impegno del marito contro le criminalità, diventando referente piemontese di Libera e ora referente onorario. La signora Romeo ha voluto concentrare il suo intervento sulla necessità di informarsi: la lotta alle mafie parte soprattutto dalla conoscenza di quello che succede; ha invitato così gli studenti a leggere per scoprire qualcosa in più degli ultimi quarant’anni della storia d’Italia, quelli che secondo molti sono stati fondamentali per creare le nuove mafie. Probabilmente non tutti gli eventi sono collegati, ma sicuramente ci si può fare qualche domanda.
Ma da dove si può cominciare? Secondo la signora Caselli, «l’importante è evitare un po’ la tv, saper dosare le informazioni e pensare sempre di essere in un paese democratico almeno sulla carta: basta iniziare cercando su Internet la storia dei candidati a una qualsiasi elezione, per scegliere con coscienza in una qualunque direzione».

Cos’è per voi la mafia? Avete mai pensato di impegnarvi in prima persona?

fonte: http://www3.lastampa.it/

Potrebbero interessarti anche...