Il libro "NEL MEZZOdelGIORNO": dalle mafie ai coloni della legalità

14 gennaio, 2011

Che fine fanno i beni confiscati alle organizzazioni mafiose? E’ un tema centrale. L’elenco dei loro numeri, soprattutto del loro valore trasformato in milioni di euro, viene utilizzato come il manifesto dell’efficienza dello stato nel contrasto alla criminalità. Poi, però, resta da considerare l’aspetto più importante. Quali vicende accompagnano case, ville, palazzi, fattorie, masserie e latifondi, indissolubilmente legati al territorio, una volta che i riflettori si spengono e si deve avviare il processo di conversione alla legalità? Come reagiscono i proprietari originari, le loro famiglie, che proprio su quello avevano fondato la loro potenza? E che nel porre ostacoli alle successive assegnazioni tentano di riaffermare il prestigio che altrimenti rischia di appannarsi? E come rispondono tutti gli altri, la gente comune, che in un modo o nell’altro nei successivi rapporti con i nuovi proprietari finisce inevitabilmente con lo schierarsi? NEL MEZZOdelGIORNO è un libro che affronta il tema attraverso un viaggio, quello della scrittrice romana Marina Minghelli, che ha visitato e vissuto alcuni periodi con le cooperative sociali agricole che nel nome di Libera, l’associazione anti-mafie di don Ciotti, sfidano ogni giorno radicati poteri locali cercando di coniugare la legalità con le leggi di mercato. Che nelle terre di mafia è un’impresa limite. Tutto inizia nel 1995, quando Libera raccoglie un milione di firme “per chiedere che i beni confiscati alla criminalità organizzata fossero consegnati alla collettività per creare lavoro, scuole e servizi”, si legge nel libro. Nasce così la legge 109/96 che ha tra le sue conseguenze, a partire dal 2001, il progetto di Libera Terra. Marina Minghelli compie un viaggio rivolto soprattutto ai giovani e agli adolescenti in particolare, fotografando l’entusiasmo dei volontari che ogni anno, da ogni parte del Paese, si recano nell’Italia meridionale per dare il loro contributo nel lavoro dei campi, maturando un’importante esperienza di vita. Nel libro sono anche riportate ansie, problemi e preoccupazioni dei soci delle cooperative agricole, quelli che devono far funzionare l’impresa e far quadrare i conti, sempre tra il sostegno forte, ma spesso tacito, di almeno metà della popolazione e l’ostilità che talvolta esplode sotto forma di intimidazioni e attentati, danni alle coltivazioni, incendi dei mezzi agricoli, sabotaggi ai macchinari perpetrati dai proprietari espropriati o da famiglie e personaggi di loro riferimento. E’ un viaggio rapido, di facile lettura, un diario molto personale di un itinerario dalla Calabria fino in Sicilia attraverso Puglia e Campania. Vengono tratteggiate le realtà della Cooperativa Valle del Marro che dal 2005 opera nella Piana di Gioia Tauro su terreni confiscati alla ‘ndrangheta; della Cooperativa Terre di Puglia attiva nel comune di Mesagne su terreni sequestrati ai boss della Sacra Corona Unita; della Cooperativa Le terre di don Peppe Diana (nella foto) in Campania, le proprietà tolte al clan dei Casalesi nel nome del parroco che si oppose alla camorra affigendo sui portali delle chiese il celebre scritto (riportato nel libro) Per amore del mio popolo non tacerò, atto di coraggio che gli costò la vita alle 7,30 del 19 marzo 1994 mentre si stava preparando alla messa nella chiesa di San Nicola di Bari a Casal di Principe. Minghelli chiude il libro con un capitolo dedicato alla Sicilia, portando la sua narrazione nelle cooperative sociali dedicate al sindacalista Placido Rizzotto e al politico Pio La Torre, entrambi uccisi dai corleonesi. E’ un libro di poche pagine e di facile lettura NEL MEZZOdelGIORNO, regala soprattutto immagini e l’emozione di chi è entrato in contatto con una frontiera, quella dei coloni della legalità che hanno accettato la sfida di occupare fisicamente spazi che – se lasciati vuoti – alimenterebbero la visione fuorviante dello stato che va, reprime e fa terra bruciata intorno. Soprattutto viene voglia di andare a vederle queste frontiere, di andare a viverle per capire, come fanno ogni anno, portando il loro entusiasmo, i volontari accompagnati dallo slogan E! STATE! LIBERI! pensato e voluto dal popolo di don Ciotti.

fonte:  http://pallaroni-pavia.blogautore.repubblica.it

Potrebbero interessarti anche...