''Il ritorno del principe'' a Bruxelles

di Federico Alagna – 21 giugno 2010
Il perché dell’iniziativa e un’analisi sulla dimensione europea della mafia nelle parole del promotore Rosario Crocetta.

A Bruxelles si torna a parlare di mafia. Lo si farà il prossimo 23 giugno, quando verrà presentato il libro “Il ritorno del principe” di Saverio Lodato e Roberto Scarpinato. Promotore dell’incontro, neanche a dirlo, Rosario Crocetta.
Una iniziativa finalizzata a tenere alta l’attenzione (o, quantomeno, a non lasciar cadere nel dimenticatoio) un problema, quello della criminalità organizzata, che l’Europa sembra continuare ad ignorare. Con lo sconforto e la rabbia di chi la mafia la combatte in prima linea. A cominciare dallo stesso Crocetta.
“L’Europa sottovaluta il problema” afferma l’eurodeputato siciliano. E parte con l’elenco di una serie di vicende che dimostrano la ormai acquisita dimensione europea della minaccia mafiosa: dall’affare Italcementi, un giro di calcestruzzo depotenziato dietro il quale si nascondeva “un mondo di relazioni transnazionali illecite” ai fenomeni di caporalato oramai presenti anche in Germania e Francia, oltre che – ovviamente – nel nostro Bel Paese. E poi l’indagine su racket e usura, promossa dalla Commissione stessa (che poi, però, si è guardata bene dal prendere provvedimenti), che “nonostante fosse un’analisi superficiale, ha portato a riscontrare l’esistenza del ‘pizzo’ in tutti i 27 paesi dell’UE”. Ed è questo il dato che preoccupa di più Crocetta, dato che tutto ciò “presuppone il consenso della gente, strappato con le minacce. Anche in Europa si comincia ad avere più paura delle mafie piuttosto che del potere punitivo della legge”.
Ma ormai si è andati oltre. Se tutti questi possono essere considerati esempi di “crimine esportato” (dall’Italia), oggi – continua l’ex sindaco di Gela – ci troviamo davanti a vere e proprie “organizzazioni criminali strutturate su scala europea o mondiale”. E ad una Europa incapace di contrastarla efficacemente, con le deboli strutture di Europol (formata da circa 320 poliziotti, da spartire tra i 27 paesi) ed Eurojust (struttura-non-strutturata in cui manca, ad esempio, la designazione di un procuratore). E si arriva, così, secondo Crocetta, al paradosso per cui “i cittadini non capiscono l’importanza delle strutture europee, la politica stessa non le capisce, mentre l’unica che ha capito le reali potenzialità dell’Europa è stata la mafia”. E giù a raccontare di quando, qualche anno fa, vennero intercettati alcuni mafiosi italiani e lituani, riferendo di “un incontro internazionale a Bruxelles, preludio ad importanti affari tra Italia e Lituania”. Questo incontro era una riunione del Consiglio Europeo, l’oggetto era l’ingresso della Lituania in Europa e questa era una notizia riservata. Ma, evidentemente, non per la mafia.
Il 23 giugno sarà un’occasione importante per richiamare l’attenzione delle Istituzioni dell’Unione (e non solo) sul fenomeno mafioso. La speranza di molti, Crocetta in testa, è che esse comincino a tradurre in impegno pratico e attivo quella sensibilità che ha caratterizzato, ad esempio, l’OSCE e la sua presa di posizione sul ddl intercettazioni. La speranza, insomma, che la politica europea si metta in gioco in prima persona, con propri mezzi e risorse, senza delegare ad altri la risoluzione del problema, riservandosi un mero diritto di critica, come finora è accaduto.

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