"La Ferita", per i morti di camorra

Giancarlo Assiani
I proventi del volume andranno alla cooperativa Le Terre di Don Peppino Diana

Giancarlo Siani, Antonio Landieri, Simonetta Lamberti, Silvia Ruotolo, Attilio Romanò, Don Peppino Diana, Matilde Sorrentino, Gigi Sequini e Paolo Castaldi, Giuseppe Mascolo, Annalisa Durante, Domenico Noviello, Raffaele Pastore, Gioacchino Costanzo, Petru Birlandeandu, i sei ghanesi della strage di Castelvolturno: “vite e destini che hanno segnato, con il semplice fatto di essere stati intralcio al Sistema, la parabola eroica e drammatica dell´anticamorra in Campania”. E´ in omaggio a loro che domani esce un piccolo grande libro. Si tratta de “La ferita, racconti per le vittime innocenti di camorra”, che dovrà prendere posto negli scaffali delle nostre librerie, tanto più che i suoi proventi andranno alla cooperativa Le Terre di Don Peppe Diana.
Il curatore del volume è Mario Gelardi, già regista della versione teatrale di Gomorra, che per questo “ricordo di chi ha perso la vita in nome della legalità” convoca Roberto Saviano e il magistrato Raffaele Cantone, romanzieri come Angelo Petrella e Riccardo Brun, giornaliste come Conchita Sannino e Daniela De Crescenzo, il drammaturgo Roberto Russo, il documentarista Peppe Ruggiero, autore di Biùtiful Cauntri, il cantautore e leader degli ?A67 Daniele Sanzone, lasciando spazio a giovanissimi autori come Giuseppe Miale di Mauro, Ciro Marino e Rosario Esposito La Rossa. Ciascuno di loro ricorda qui uno o più “eroi per caso”, registrando le testimonianze di madri, padri, fratelli, cugini, o facendo parlare gli amici, un ex chierichetto e persino un paio di occhiali. E se molta attenzione se la ritaglia da subito l´ormai celebre discorso di Roberto Saviano a Casal di Principe (“non credete quando vi dicono che tutto sommato il potere dei casalesi non esiste? sappiate che conoscere come funziona il meccanismo degli appalti, conoscere come un uomo politico venga eletto, capire, è l’unico modo che avete per difendervi”), la sorpresa è che dopo quel primo contributo il libro è letterariamente un crescendo: vi si trovano le frasi secche dello stesso Gelardi a restituire lo choc della moglie del giudice Alfonso Lamberti sul luogo dell´attentato a suo marito, nello scoprire che la vittima è invece la loro piccola figlia, Simonetta, dieci anni (“Gente. Confusione. Grida. Clacson, urla e vetri. Miriade di vetri e sangue. Ho chiamato Simonetta, speravo di vederla da qualche parte, spaventata? Ma ho visto solo la sua scarpetta rosa da ballerina rimasta sull´asfalto”) in “Un dolore come un´isola”; l´asciutta cronaca della morte annunciata di chi ha osato ribellarsi al pizzo e denunciare (“Il 23 novembre 1996, Lello Pastore ha deciso di lasciare la pistola a casa. Il porto d´armi era scaduto il giorno prima? E Lello l´ha sempre rispettata la legge? Ha baciato i suoi figli. Ha salutato la moglie ed è andato incontro al suo destino”) in “Cani Sciolti” di Miale di Mauro; le parole dolenti della madre di Attilio Romanò, delusa dalla giustizia (“Poi vennero le battaglie legali, l´inutile caccia agli assassini? Anni a cercare di alzare la voce, provare a farsi sentire, ma ti rendi conto che fai lo stesso rumore della pioggia che cade sull´oceano”) ne “L´Assenza di Marino”; il disgusto del cugino di Antonio Landieri nel sentir parlare di “risarcimento danni” (“le banconote non riempiono i posti vuoti a tavola”) in “?O Tì”, o il quadretto proletario di nonna e nipote che guardano in tv i funerali di Annalisa Durante in “Buonanotte Annali´”, entrambi di Esposito La Rossa.
E’ palpabile la sensazione che “La Ferita” sia un libro scritto con grande partecipazione. Quando poi le testimonianze si fanno vero e proprio racconto, l’omaggio è doppio. Ecco quindi il ricordo di Giancarlo Siani scritto da Angelo Petrella; o i veri flashback della giovinezza di Silvia Ruotolo raccolti in “Alla fine del viale” da Roberto Russo; ma anche, col suo insistito linguaggio burocratico, “Il farmacista Mascolo” di Raffaele Cantone che, cercando nel ?99 di sbrogliare le ragioni di un omicidio accaduto dieci anni prima, ci fa sentire spettatori di una puntata di Cold case. Quindi lo splendido “Chilometro 43” di Riccardo Brun, che immagina un futuro in cui la figlia dell´unico testimone della strage di Castelvolturno, sia diventata insegnante e faccia ai suoi allievi una lezione sul Male e sugli uomini che “non hanno sogni, non hanno amici”.

(19 novembre 2009)

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