La guerra ai narcos messicani viaggia sul web

tratto da www.articolotre.com

Simone Bauducco 17 settembre 2011- Due giovani di poco più di vent’anni sono stati assassinati, mentre i loro corpi sono stai appesi ad un cavalcavia nella città di Nuevo Laredo in Messico.Accanto ai cadaveri gli assassini hanno lasciato un messaggio chiaro: «Questa è la fine che faranno tutti i seguaci di internet. Attentamente, Z».  La firma sembra essere riconducibile al cartello dei Los Zetas, uno dei più pericolosi nel panorama criminale messicano. Un’intimidazione che conferma la bontà e l’efficacia dei tanti siti e blog nati negli ultimi anni per provare a combattere il potere dei narcos su un piano culturale e comunicativo.  Di fronte al fallimento della politica repressiva lanciata dal presidente Calderòn nel 2006 che ha aggravato il problema della violenza, risultano molto più efficaci le strategie sociali e culturali nonviolente. Una delle esperienze più significative e simboliche in questo senso è rappresentata dai contingenti Twitter che solo a Città del Messico raggruppano migliaia di “tuiteros”. Cittadini di diverso genere e differente età che condividono sul social network un impegno organizzato a difesa dei diritti civili minacciati dai narcos e dal clima di impunità che regna nel paese.

“La rete è nata nel febbraio 2009 con l’idea di organizzare e dare un’identità precisa a un gruppo informale di cittadini impegnati che già utilizzavano twitter – spiega Paula Ricaurte, una delle artefici del Contingente  – a quasi due anni dalla sua nascita siamo ormai diventati una rete  decentralizzata e autonoma che ha ampliato il suo raggio d’azione”. Le informazioni condivise sulle “hash tag” del contingente arrivano da città sparse in tutto il paese tra cui Puebla, Monterrey e Guadalajara. “Le nostre azioni si articolano in due livelli: quello “online” attraverso la condivisione di notizie e il lancio di campagne in solidarietà delle persone a rischio, ma talvolta si accompagnano a sessioni di lavoro e di incontro fisiche”. Una sorta di megafono organizzato che prova a scuotere un’opinione pubblica che sembra essere rassegnata di fronte alla violenza dilagante. “Gran parte della responsabilità di quello che sta accadendo nel paese va ricondotta all’azione dei due grandi poli mediatici TeleVisa e TeleAzteca. Vere e proprie fonti di disinformazione che hanno creato una determinata e precisa gerarchia di valori che assegna importanza solamente a fatti insignificanti dimenticandosi di parlare dei veri problemi del paese”. In una sistema mediatico dominato da un  duopolio e che nel corso del 2010, secondo la classifica di Freedom of House, ha peggiorato la propria situazione, Internet ha offerto un appiglio di salvezza come strumento sul quale condividere gli altri contenuti. I giornalisti e gli attivisti che lottano contro i narcos sono sempre isolati diventano un bersaglio facile da colpire per i loro nemici. Così tra le idee alla base del contingente c’è proprio quella di cercare di accendere il riflettore dell’attenzione pubblica su alcuni di questi casi per evitare che rimangano da soli. “Hash Tags” come #vigiliaaporJuarez, #mariselaescobedo rappresentano proprio la nuova frontiera della lotta organizzata alla violenza dei narcos.

La rete offre dunque grandi opportunità, ma non bisogna perdere di vista la logica della nostra azione, spiegano i tuiteros del Contingente “Dobbiamo continuamente fare attenzione a non perdere il legame con la realtà materiale, quella di tutti i giorni. Le reti virtuali devono affiancarsi necessariamente agli spazi fisici e concreti e tutte le azioni fatte sul cyberspazio debbano avere conseguenze nella vita reale”. Una sintesi che si concretizza nelle azioni svolte dal contingente in questi ultimi due anni come la “Vigilia por Juarez”, una veglia in ricordo dei giovani ammazzati nella città al confine con gli Stati Uniti, che ha visto l’occupazione “luminosa” dell’ “Angel de l’Indipendencia” per una notte intera a ricordo delle giovani vittime assassinate dai narcos di Ciudad Juarez. Un evento fisico  interamente organizzato su Twitter e che ha avuto risonanza anche al di fuori dei confini nazionali grazie ai servizi televisivi della Cnn.

Di fronte alla violenza del narcotraffico, la risposta non puo’ che essere nonviolenta. “Il contingente non approva la politica di sicurezza di Calderon e la cosiddetta guerra al narcotraffico poiché ha affrontato con il solo strumento della forza un problema multi fattoriale. Se il paese non offre garanzie per i suoi cittadini, soprattutto i più giovani che in questa guerra sono le principali vittime e se non si trovano alternative di sviluppo dignitose, il paese è destinato ad una sconfitta”.

 

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