LA SCUOLA CHE FUNZIONA – Il sorprendente incontro con Rosario Esposito La Rossa

13 DICEMBRE 2010

Finisco il panino al suono della campanella che sancisce la fine dell’ intervallo, la voce della bidella interrompe i miei pensieri, ma non la ascolto perché già so quello che ha da dire.

D’altronde, la campanella è già suonata, l’intervallo è finito e bisogna prepararsi ad altre due ore di lezione.

Ah no! Oggi viene uno scrittore a parlarci, quasi me ne dimenticavo!

Benissimo, ho proprio bisogno di due ore libere, devo finire l’ultimo gioco che ho scaricato sul telefonino. Mi dirigo in aula magna – la prima sedia libera più lontana dallo scrittore acculturato plurilaureato sessantenne è la mia – penso tra me e me.

Varco l’atrio dell’ aula magna ed eccolo là, il sess… eh!? E’ un ragazzo!

Incuriosito, supero la prima sedia; d’altra parte posso sempre dedicargli una decina di minuti, poi finisco il gioco.

Ha la tuta da ginnastica del Manchester United  e la cosa simpatica è che lui stesso ha un – non so che – di W. Rooney! Avrà massimo due o tre anni più di me  e già si trova al di là della scrivania, del banco. Cosa avrà da dirci? Sono sempre più interessato. Mi ritrovo in prima fila. Pazienza, è uno stupido gioco del telefonino, c’è tempo.

Inizia a parlare, è un ragazzo! Ha un sorrisino mentre parla quasi per combattere il lieve imbarazzo che tutti noi ragazzi abbiamo nell’ esporci in pubblico. Si gratta il collo, è un ragazzo!

Ma sta dicendo delle cose agghiaccianti.

Si chiama Rosario Esposito La Rossa, ha ventidue anni ed è nato a Scampia, un quartiere di Napoli, che conta 100.000 abitanti. Narra di infanzie rubate, di criminalità organizzata, di ventun piazze di spaccio che producono 500.000 € al giorno. Narra della sua battaglia senza armi, della sua battaglia senza insulti, della sua battaglia culturale.

E’ un ragazzo! Rosario dice che sta combattendo per suo cugino, Antonio Landieri, tristemente noto per essere stato una vittima innocente della Camorra. Antonio era un ragazzo disabile che si trovò nel mezzo di una sparatoria da parte di killer assoldati dalla Camorra.

Venne ammazzato da due proiettili di rimbalzo, alla schiena, e la sua dignità fu calpestata  dallo Stato che, dopo la sua morte, lo accusò di essere l’obiettivo della sparatoria, in quanto spacciatore internazionale. E’ un ragazzo! Eppure così tristemente consapevole. Consapevolezza…

A vent’ anni sarebbe meglio non averne troppa.

Dopo l’autopsia che constatò che i colpi non erano diretti ad Antonio Landieri, che stava soltanto giocando a calciobalilla, il dottore disse: “Bastava un passo.”. Un passo.

Quanti ne facciamo noi ogni giorno? A lui ne bastava uno, un passo verso la vita, un passo per fuggire dalla morte. E di morte lì, a Scampia, il supermercato della droga, il rifiuto della -Napoli per bene- ne vedono tutti i giorni. Ragazzi come lui, nati con il destino segnato.

Nati per la Camorra. Rosario sta combattendo; nel 2007 ha fondato l’associazione Vo.di.Sca, per cercare di cambiare il futuro passo dopo passo. Per dare un’ alternativa a questi ragazzi senza opportunità. Rosario non si definisce un eroe, bensì una piccola parte del coro che sta allestendo. Un coro per gridare, un coro per cantare, un coro per lottare. Una frase mi riecheggia nella mente: “Vo.di.Sca non è un’ associazione anti-mafia, perchè la Mafia è Anti-Stato. Vo.di.Sca è un’ associazione di cittadini”.

Mette giù il microfono  e l’applauso scatta immediatamente, l’applauso più emozionante e sincero che abbia mai sentito. Arrivo in Autostazione che di passi ne ho fatti 323. Uno era per te, Antonio. Gli altri erano tutti per te, Rosario. Ti penso e un sorriso spunta sulle mie labbra. E’ un ragazzo!

Mattia Albanese

Classe 3° A  Corso turistico- Istituto Professionale “ Lanino”

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