La voce italiana della Flottilla

‘L’assedio israeliano è stato esportato qui in Grecia. Ormai è evidente. Se l’anno scorso hanno invaso acque internazionali, quest’anno stanno ‘invadendo’ quelle territoriali greche, facendo pressioni su un governo debolissimo e in grandissima difficoltà”.

Al termine dell’ennesimo vertice notturno dei coordinatori della Freedom Flotilla Maria Elena Delia – tra i responsabili del gruppo italiano che si prepara a partire alla volta diGaza a bordo della nave intitolata alla memoria del grande giornalista Stefano Chiarini – ha ancora la forza e la voglia di fare il punto della situazione. ”Traendo, per ora, un bilancio che è comunque positivo”, continua. ”La Flotilla sta combattendo per cercare di rompere questo primo enorme muro che è stato posto sulla nostra strada sotto forma di ispezionipressioni sulle compagnie di assicurazioni, attivazione dicavilli burocratici che certamente non potranno fermarci, ma altrettanto certamente creeranno dei ritardi snervanti e insostenibili da parte di alcuni, forse molti, passeggeri”.

”Se poi, superato il muro amministrativo, il governo deciderà di assumere una posizione politica forte e netta – per intenderci come quella di Cipro – dichiarandosi contrario alla partenza di queste barche, a quel punto saranno valutate altre strategie. Per oraaspettiamo per domani il risultato delle ispezioni compiute a bordo di alcune delle imbarcazioni. Questi risultati ci daranno un’idea molto chiara di quale linea intenderà seguire il governo greco nelle prossime decisive ore”, racconta Maria Elena.

Le ore scorrono veloci, tra dichiarazioni e smentite. Intanto un pezzo di Flotilla è già in viaggio verso la Striscia assediata. ”Una nave francese (la Dignity / Karama ndr) è già in cammino. Autorizzata dal governo di Parigi, che ha assunto una posizione che ci ha stupiti, ma che è la benvenuta. E che speriamo diventi un modello anche per il governo di Atene molto sotto pressione”.

Sabotaggi, ispezioni a comando. Riusciranno a fermarvi? ”Di sicuro otterranno un ritardo dell’operazione. Tutti sanno che alla fine delle ispezioni non troveranno nulla che non va bene, ma avranno ritardato la partenza. Quello che accade oggi alla nave statunitense The Hope of Audacity è già accaduta al cargo greco-svedese-norvegese – spiega Maria Elena – che avrebbe dovuto essere caricato di tutti beni, come medicinali e materiale per costruire, davanti a giornalisti di tutto il mondo che hanno potuto verificare cosa veniva caricato. Il pretesto per bloccarlo è stata una denuncia, seconda la quale il cargo era troppo inquinante. Viene da ridere, sono tutti pretesti, ma hanno obbligato i greci a perdere tempo”.

Le autorità greche, per il momento, come si pongono? ”Hanno, in modo ufficiale, comunicato a tutte le navi di non lasciare il porto alla volta della Striscia di Gaza. Due lance della Guardia Costiera greca affiancano la barca italo-olandese. Sono sotto pressione, sono in un momento di grande difficoltà. Israele e Stati Uniti sottopongono il governo greco a una pressione enorme. E’ normale che, a differenza del passato, invece di supportare il Free Gaza Movement è in una posizione difficile”.

Il governo israeliano non minaccia solo la Grecia, ma anche la stampa. ”Due giorni fa tutti i giornalisti sono stati minacciati di essere banditi da Israele per dieci anni se fossero saliti a bordo della Freedom Flotilla. Qualcuno è andato via, ma per fortuna sono rimasti tanti cronisti da tutto il mondo, tra cui molti italiani. Comunque, si è superato ogni limite”, commenta Maria Elena.

”E quando superi certi limiti, quando ti attacchi a qualsiasi cosa, vuol dire che sei in difficoltà”, conclude Maria Elena. Basta pensare alle ultime dichiarazioni del ministro israeliano degli Esteri, Lieberman, secondo cui a bordo ci sono attivisti che vogliono ilsangue. Mi guardo intorno e vedo persone normali, sessanta anni di età media”.

fonte: http://it.peacereporter.net/

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