MAFIA:TESTIMONE GIUSTIZIA, POLEMICHE SU MANCATA PROTEZIONE PIERA AIELLO

fonte: ansa.it

Da testimone di giustizia ha raccontato le vicende di mafia che hanno coinvolto la sua famiglia, oggi dopo 18 anni trascorsi lontano dalla Sicilia, Piera Aiello è tornata a casa, a Partanna (Tp), delusa per come é stata trattata dal servizio centrale di protezione e rivendicando chiarezza da parte dello Stato riguardo la sua posizione. A fianco di Don Luigi Ciotti, Piera Aiello, che alle telecamere s’é mostrata in vestito nero col capo coperto da un velo e di spalle, ha invitato “le procure a mettere per iscritto che io non corro più alcun pericolo”.

La scelta di tornare in Sicilia l’ha maturata dopo avere ricevuto la comunicazione di essere uscita dal programma di protezione e di essere ormai una “ex testimone”. La sua sicurezza era stata affidata alla Prefettura della località in cui viveva, ma quando ha verificato che nessuno aveva preso in esame la sua richiesta di avere un servizio di videosorveglianza e che la sua copertura era saltata ha deciso di cambiare, ancora una volta, il corso della sua vita.

“Non vivrò segregata in casa – assicura Piera Aiello, cognata di Rita Atria anche lei testimone di giustizia e suicidatasi dopo la strage di via D’Amelio in cui morì PaoloBorsellino – Sono stata 18 anni in ‘prigione’, non è colpa mia se la località segreta in cui vivevo è stata svelata”.

Lo scorso aprile, la donna ha riferito al suo caposcorta che a Partanna sua madre sarebbe stata avvicinata da una concittadina che le avrebbe detto di aver appreso dal figlio, carabiniere, sia le nuove generalità della testimone come pure la città dove vive. “Non voglio entrare nel merito perché ci sono indagini in corso – sottolinea Aiello – ma dal giorno in cui ho denunciato quest’episodio, sono stata abbandonata”. E aggiunge che non le è stata “offerta formalmente” la possibilità di trasferirsi in un’altra località.

Per don Luigi Ciotti “bisogna riprogettare i modelli del sistema di protezione dei testimoni di giustizia”, mentre l’avvocato Andrea Pettini, legale di Aiello, sostiene che “anche dopo l’uscita dal programma di protezione deve essere garantita la sicurezza”.

Ma il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, presidente della Commissione sui programmi di protezione del Viminale, evidenzia che “la signora Aiello ben sa che mai è venuta meno la tutela nei suoi confronti”. “La signora – spiega Mantovano – ha concordato l’uscita dal programma di protezione nel 1998, ricevendo in quel momento una somma che le ha permesso di avviare un’attività commerciale in una zona lontana da quella di origine. Per renderne completa la sua mimetizzazione è stato effettuato anche il cambio delle generalità, su sua richiesta. Questo avrebbe dovuto far ritenere concluso ogni impegno del sistema della protezione nei suoi confronti: con la sola significativa eccezione della tutela personale, se ve ne fosse stata la necessità, come avviene per ogni testimone che esce dal programma”.

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