"MAFIE IN PENTOLA", TEATRO CIVILE E GASTRONOMICO

A Treviso uno spettacolo sull’esperienza di Libera Terra

Protagonisti i paccheri di Don Diana, il vino di Placido Rizzotto e Hiso Telaray, il miele della cascina Bruno e Carla Caccia. Tutti coltivati sulle terre confiscate alla mafia.

I paccheri di Don Diana, il vino di Placido Rizzotto e Hiso Telaray, il miele della cascina Bruno e Carla Caccia, E poi olio, melanzane, patè di peperoncino e mozzarelle di bufala prodotte con metodo biologico. È un menù che mette un certo appetito quello che va in scena il 26 gennaio alle 21 al teatro Aurora di Treviso. Una cena? Non proprio. Si tratta di “Mafie in pentola”, tentativo di unire teatro civile e gastronomico nel racconto che Tiziana Di Masi, attrice bolognese con esperienze consolidate nell’uno e nell’altro ambito, ha tratto dalla vicenda di Libera Terra, l’associazione fondata da don Ciotti e che opera nell’ambito dei terreni confiscati alle mafie.

In scena due tavole imbandite, gli alberi “della legalità” e l’attrice che iniziando con la parodia di una sagra estiva, tra zanzare e cibi precotti, finisce per accompagnarti in un viaggio all’interno delle cooperative di Libera in Sicilia, Calabria, Puglia, Campania e… Piemonte, per non dimenticare che la mafia e i terreni confiscati esistono anche al nord. La trama si sviluppa seguendo un menu, dall’antipasto al caffè. A ogni piatto corrisponde una storia e il pubblico viene invitato all’assaggio, coinvolto in una vicenda nella quale il cibo si fa memoria e occasione di riscatto sociale. Violenza, sfruttamento e illegalità, attraverso il lavoro dell’uomo, si trasformano in una “bella economia” i cui cardini si chiamano agricoltura biologica, qualità e rispetto delle leggi. Percorso tutt’altro che facile, perché le mafie non sono rimaste a guardare: minacce, incendi, sabotaggi hanno caratterizzato la loro reazione.

Ma la forza vitale della terra è più forte della volontà distruttiva. Così nella piana di Gioia Tauro, in Calabria, dagli ulivi abbattuti per ricavarne legname e non cederlo alle cooperative si sono originati quei polloni che quest’anno per la prima volta daranno l’olio extravergine della speranza. Nelle terre di Corleone, in Sicilia, l’ingresso delle cooperative è avvenuto tra la generale diffidenza dettata dalla paura. Hanno però rotto il muro delle regole mafiose, versando i contributi ai lavoratori: ora non sono più in grado di accontentare tutte le richieste d’impiego che arrivano.

Scritto dal giornalista Andrea Guolo, “Mafie in pentola” vuole diffondere la bella vicenda di Libera Terra tra chi non la conosce e magari ritiene, a torto, che contro le mafie non ci sia nulla da fare. In realtà si può iniziare da un semplice acquisto consapevole. “Non è facile – spiega Tiziana Di Masi – avere tante cose importanti da dire, e farlo “a tarallucci e vino”. È una sfida seria, che però rientra in una precisa volontà: la lotta alle mafie inizia dalle piccole cose, dalla quotidianità. Comprare per scelta, non per noia o per moda, acquistando qualcosa che è buono e giusto, significa compiere un grande passo avanti.

Il teatro è azione di coscienze che possono comprendere e mobilitarsi. L’intreccio fra testo e azione è legato a questa necessità: informare, incuriosire, risvegliare stomaci e coscienze. Così il cibo e le parole diventano tutt’uno, sono quei prodotti che gli ospiti degusteranno durante lo spettacolo e che costituiscono il risultato più tangibile di quella lotta, sono testimoni di libertà”. Spesso gli spettacolo di teatro civile “chiudono” gli stomaci del pubblico. Questo, invece, li apre.

R.T.

fonte:  http://www.saltimbanko.it

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