manifesto per Boccalatte

Che il coinvolgimento del giudice Gianfranco Boccalatte in un’inchiesta giudiziaria, per di più con l’accusa di corruzione, abbia sorpreso un po’ tutti, è testimoniato dai numerosi attestati di solidarietà pervenuti al magistrato sia personalmente che indirettamente. Amici, avvocati, amministratori pubblici, liberi professionisti e anche un paio di parlamentari, tra i quali il senatore ligure Gabriele Boscetto: «Un galantuomo, non ci sono spazi per il sospetto». Ma il ricorso a un manifesto è una novità assoluta, soprattutto in ordine alle circostanze. Boccalatte non rientra nel novero delle cosiddette toghe d’assalto, vittime degli strali berlusconiani, ma un giudice inquisito. E a indagarlo è il procuratore capo di Torino Gian Carlo Caselli, non esattamente un pm alle prime armi in cerca di notorietà.

Sia pure in pochi esemplari, il manifesto è stato affisso a Sanremo, città di residenza di Boccalatte e sua prima sede come presidente del tribunale prima di approdare a Imperia. “Onesto, giusto, coraggioso, leale e incorruttibile”, scrivono gli autori in forma rigorosamente anonimia, per poi chiosare: “Con stima, sincerità e affetto”. Uno scherzo di cattivo gusto, un’iniziativa dal sapore ironico e sarcastico? Oppure una testimonianza autentica? E’ un giallo. Gli amici più stretti, quelli sui quali sono ricaduti i maggiori sospetti, negano. Tra questi Enrico Cannoletta, il gioielliere che nel 2004 aveva sponsorizzato la candidatura a sindaco di Boccalatte alla testa della lista civica poi affidata a Claudio Borea. «Non so nulla di questo manifesto. Io comunque non lo avrei sottoscritto. Gianfranco sa che la mia stima non ha bisogno di essere pubblicizzata».

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