Messagio dalla Stefano Chiarini

L’ altro ieri Tano D’Amico, due compagne pugliesi ed io siamo partiti da Corfù.
Un altro compagno partirà oggi. Restano altri due italiani di cui uno impegnato per la Stefano Chiarini che deve comunque fare il rientro in Italia.
La Stefano Chiarini, imbarcazione Italo-Olandese, è ormeggiata nel porto Gouvia, una cittadina del tutto turistica, a circa sette km dal capoluogo Corfù.
Un passo indietro.
Martedì 28 giugno già il grosso delle delegazioni erano presenti, pronte per la partenza.
Rispetto alle altre imbarcazioni, la Stefano Chiarini era l’imbarcazione più internazionale dell’intera Flotilla. Facevano parte dell’imbarcazione inizialmente una sessantina di persone. A queste poi si sono aggiunte più tardi un gruppo di reduci dalla nave Irlandese oggetto di sabotaggio.
Le nazionalità presenti sulla S. Chiarini, sono: olandesi, italiani, tedeschi, svizzeri, norvegesi,, austriaci, russa, belga, australiana, bosniaca, malese, cubana, spagnola, polacca, giordana, francese, libanese. Diversi possedevano doppia nazionalità.
Non pochi erano giornalisti sia della carta stampata, che delle TV.
A Gouvia, in attesa della definizione delle autorizzazioni necessarie per lasciare il porto, abbiamo continuato le esercitazioni (simulazioni degli scenari possibili), già cominciate ad Atene, per l’inevitabile confronto con la marina israeliana.
L’elenco delle diverse nazionalità sopra elencate non è stato un mero esercizio di geografia politica, ma la necessità di descrivere una situazione che, sia pur gioiosamente colorata, offriva anche qualche difficoltà nella comunicazione che, proprio per la sua eterogeneità, comportava inevitabili rallentamenti delle attività.
Il capitano e l’equipaggio della Chiarini, era tutto di nazionalità greca.
A fronte delle sempre più evidenti manifestazioni di blocco di tutte le imbarcazioni, inizialmente si è reputato opportuno mantenere un profilo basso per dare/avere una più agile possibilità di contrattare con le autorità greche. Si era speranzosi.
Nel frattempo si è discusso sul che fare in caso di totale chiusura delle frontiere.
E’ stata presa in seria considerazione che una prova di forza di partenza dell’imbarcazione (come più tardi hanno potuto fare le altre imbarcazioni) non poteva essere praticabile in quanto l’equipaggio, pur essendo sensibile alla causa palestinese, essendo però totalmente locale, avrebbe potuto avere delle serie conseguenze per il loro futuro lavorativo. Non è mai stato loro chiesto di partire senza le autorizzazioni. Il rischio di avere la Stefano Chiarini confiscata è alto.
Corfù è una cittadina di poco più di 28.000 abitanti il cui tenore di vita può definirsi “invidiabile”. Pur non pensando di trovare una popolazione particolarmente sensibile alla solidarietà con la Palestina, abbiamo riscontrato invece, un po’ tutti, che le persone incontrate hanno mostrato di avere una buona conoscenza del problema, non solo, ma anche una simpatia per la Flotilla.
Abbiamo organizzato un incontro pubblico, in una bellissima piazza alle spalle della vecchia Casa Comunale di Corfù, con il movimento no-global della città. Abbiamo comunicato le nostre istanze ed abbiamo ricevuto una sincera e festosa solidarietà tanto che il giorno successivo, sono venuti numerosi, ed anche con giornalisti locali, per condividere un momento di solidarietà intorno alla Stefano Chiarini. Abbiamo invitato tutti a salire a bordo della nostra imbarcazione incoraggiandoli, scherzosamente, a cercare le nostre “armi di distruzione di massa” concludendo… che… alla fine… le armi stanno .. nelle nostre mani (videocamere, macchine fotografiche, computer ecc…) di cui il potere ha una gran paura e che sta facendo di tutto per non farcele utilizzare.
Prima di questo incontro siamo stati invitati dagli organizzatori del Partito Comunista greco che, quasi contemporaneamente, avevano un incontro pubblico in una piazza non lontano dalla nostra. Abbiamo cosi letto la lettera scritta ed inviata dalla nostra delegazione al presidente della Repubblica greca G. Papandreou.
Il gruppo ha quindi cominciato (già da qualche giorno) a sfoltirsi.
La sensazione non è pero quella della sconfitta, come qualcuno potrebbe pensare. Tutt’altro.
Anche se non è questo il momento di fare delle analisi approfondite, dovrebbe far riflettere che con la Flotilla I ad essere colpevole è stato il solo governo Israeliano.
Con la Flotilla 2 è stato dimostrato (ma lo abbiamo comunque sempre già denunciato prima) che i colpevoli del genocidio del popolo palestinese in generale, e di quello di Gaza in particolare, sono, oltre Israele, le istituzioni internazionali preposte alla difesa della pace ed alla salvaguardia dei popoli (leggi O.N.U.) e inequivocabilmente l’Europa.
Attenzione: qui qualcuno dice che Atene ha ceduto a causa della crisi economica.
Atene avrebbe ceduto ugualmente, perché Israele è il baluardo del centro nevralgico, strategico, (la Palestina) più importante al mondo dal punto di vista degli interessi economici della finanza occidentale e della economia di guerra. L’Europa tutta è corresponsabile dell’eccidio palestinese.
Giovanni Esposito
Salerno, 7 luglio 2011

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