“Nessuno è immune dalla ‘ndrangheta”

Associazione Saveria Antochia OMICRON


20.11.2010

20 novembre 2010, la Repubblica di Torino, di Federica Cravero

“Sono inquieto e molto irritato perché vedo che ci sono dei risvegli con queste operazioni. Arresti ce ne sono, ma la gente, la gente del Sud rimane indifferente di fronte a tutto questo. E rimane indifferente anche la Chiesa del Sud, che invece avrebbe grandi responsabilità nell’educare i giovani a essere uomini di legalità, ad avere una dignità”.
E’ un attacco duro quello di Pino Masciari, imprenditore edile calabrese che una notte di tredici anni fa ha lasciato la sua terra, dopo essersi schierato contro le vessazioni della ‘ndrangheta. Da allora abita in un paese del Nord Italia ed è diventato il più importante testimone di giustizia italiano. La sua esperienza, i sacrifici della sua vita, sono ora nel libro “Organizzare il coraggio”, scritto assieme alla moglie Marisa e pubblicato dalla casa editrice torinese Add. E il coraggio sarà anche quello di presentare il libro, il 25 novembre, proprio a Cosenza. “Sarà purtroppo una visita-lampo – dice Masciari – Il mio desiderio più grande sarebbe quello di tornare a vivere in Calabria e tornare a fare l’imprenditore, ma lì la mia vita è a rischio”.

Lei ha dato un giudizio molto severo sulla gente del Sud. Ora che è costretto a vivere al Nord, che percezione ha della ‘ndrangheta?

“Al Nord si è capita una cosa: che il problema della mafia non è solo del Sud, ma di tutta l’Italia, anzi è un problema europeo. C’è consapevolezza di questo. Si è capito che come si esportano cervelli e talenti, si esporta anche illegalità. Quando facevo l’imprenditore in Calabria, la ‘ndrangheta non esisteva, non veniva nominata, veniva ignorata perché si aveva paurra di affrontarla. Ho fatto dei sacrifici per far capire, anche alle istituzioni, che era una realtà ramificata quanto altre mafie, se non di più. Non si doveva aspettare che ci fossero l’omicidio Fortugno o la strage di Duisburg”.

In questi giorni si sono alzate scie di polemiche dopo l’intervento di Roberto Saviano sulle infiltrazioni delle mafie tra politici e imprenditori del Nord Italia. Qual è la sua posizione?

“Non bisogna scandalizzarsi riguardo al ruolo di politici e istituzioni. Se le mafie esistono
devono fare affari. E lo possono fare con gli imprenditori, che a quel punto devono decidere se chiudere, denunciare o entrare in affari. Oppure possono cercare terreno fertile direttamente dai committenti pubblici, infilandosi negli appalti. E lì terreno fertile ce n’è tanto. Ma soprattutto nessuno tra gli schieramenti politici deve sentirsi immune, le mafie non hanno colore”.

Dopo 13 anni di esilio, qual è il bilancio della sua esperienza e quale il suo messaggio?

“Questa è una vita che non ho scelto. Mi dispiace aver perso la mia casa e il mio lavoro, ma soprattutto aver perso gli affetti e aver fatto fare questi sacrifici a mia moglie e ai miei figli. Però voglio ribadire a tutti l’importanza di sentirsi istituzioni, di reclamare i propri diritti, di abbandonare la cultura mafiosa soprattutto grazie allo studio e alla formazione delle nuove generazioni. Solo così saremo un paese migliore. E non ci sentiremo soli. Perché è l’insieme che fa il coraggio”.

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