Palermo – Antimafia: immobili sprecati, dimenticati o messi in vendita

di Luca Insalaco

Nel palermitano il maggior numero di risorse sottratte alle cosche, ma la loro gestione resta critica. Monreale: sul terreno gestito da coop sociali grava un’ipoteca contratta dai boss.

PALERMO – Beni confiscati alla mafia, croce e delizia degli enti locali. Il nostro territorio vanta il maggior numero di risorse sottratte alla criminalità organizzata. Beni acquistati o realizzati dalle cosche con i proventi della loro attività criminosa che, una volta recuperati dallo Stato, dovrebbero essere messi a disposizione della collettività per soddisfarne i bisogni. Eppure, non sempre i processi di “liberazione” sono lineari. Può capitare che l’iter si inceppi, che subisca dei rallentamenti e, talvolta, perfino che faccia il percorso inverso, ritornando nella disponibilità di coloro ai quali erano stati sottratti.

Un procedimento che presenta tale rischio è quello della vendita dei beni. A Monreale, ad esempio, un vasto appezzamento di terreno confiscato al boss di San Giuseppe Jato, Giuseppe Agrigento, da più di dieci anni nel patrimonio definitivo del Comune di Monreale ed assegnato attraverso il Consorzio Sviluppo e Legalità alla cooperativa sociale Pio La Torre, rischia di essere messo all’asta per soddisfare un mutuo concesso dalla banca all’ex proprietario del bene.

“La società creditrice – spiega il deputato regionale del Pdl, Salvino Caputo – dopo avere notificato un atto di precetto al Comune di Monreale per il recupero di 160 mila euro a fronte del prestito concesso nel 1994 a Giuseppe Agrigento, ha chiesto al Tribunale di Palermo, sezione Misure di Prevenzione, di dichiarare l’efficacia della ipoteca iscritta sull’immobile e procedere successivamente alla vendita all’asta dei terreni”. Il Comune di Monreale ha così presentato ricorso per bloccare la vendita all’asta di varie decine di ettari di terreno: “Si stanno creando precedenti pericolosi che rischiano di far tornare legalmente i beni agli stessi mafiosi o a loro prestanomi” dice Caputo.

Anche nel capoluogo la gestione delle risorse confiscate non gode di buona salute. In città, ad esempio, gli immobili nel patrimonio del Comune potrebbero dare una boccata di ossigeno alla cronica ed insaziata fame di abitazioni. Eppure, le assegnazioni alle famiglie in stato di bisogno scarseggiano. Gli immobili spesso hanno costi di gestione esorbitanti, oppure sono in stato di abbandono e necessitano di ingenti lavori di ristrutturazione. Lavori che le casse a secco di Palazzo delle Aquile non permettono di realizzare.

Assurdo a Partinico. Il Commissariato ristrutturato per 400 mila € ora è all’asta

PALERMO – Ad essere stata messo clamorosamente all’asta è, invece, l’immobile che da anni ospita il commissariato della Polizia di Stato a Partinico. Un bene confiscato alla mafia per il quale il Tribunale di Palermo ha già disposto la vendita all’asta. Un’ipotesi, quella della vendita, che il presidente della commissione regionale antimafia, Lillo Speziale, definisce “estremamente grave”. “La struttura – ricorda il parlamentare regionale – ha subito una ristrutturazione per la quale il Comune di Partinico ha speso 400 mila euro di fondi regionali”. L’immobile è un palazzo nobiliare, sito nel centro cittadino, sottratto al boss mafioso Giovanni Bonomo e in seguito divenuto simbolo di legalità in un comprensorio ad alta densità mafiosa. “I beni confiscati alle mafie non devono essere venduti, anche se su di essi gravano ipoteche – commenta il senatore del Pd, Giuseppe Lumia – . La legge prevede il loro riuso o a fini istituzionali o a fini sociali. Mettere all’asta il commissariato di polizia, è un errore”.

fonte: http: //www.qds.it

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