Per Omar Venturelli volevamo solo verità

Mai come oggi sento stretto lo spazio del Mosaico. Ho trascorso la

giornata di ieri in tribunale accanto a Fresia e Pacita,

rispettivamente moglie e figlia di Omar Venturelli. Ieri era prevista

la sentenza del processo durato tre anni ai danni di Alfonso Podlech

il procuratore di Temuco in Cile negli anni della dittatura di

Pinochet e accusato di violazione dei diritti umani, di torture,

sparizioni e morte di tanti assetati di libertà. Tra questi vi era un

cittadino italiano, Omar, ex prete, docente universitario e fratello

della gente più povera. Interrogato, torturato a morte e mai più

tornato a casa. A tradimento la Corte, dopo cinque ore di camera di

consiglio ha emesso una sentenza di assoluzione (vedi la pagina di

Repubblica.it) e rimesso in libertà Podlech. Si era dichiarato

estraneo ai fatti di cui era imputato e diceva che le accuse erano

mosse dalla sete di vendetta. E invece in noi c’era solo

un’incontenibile desiderio di verità. Personalmente non desideravo

vederlo invecchiare e morire in carcere. Soltanto conoscere un po’ di

verità sui terribili fatti del Cile della dittatura. E tutto questo è

stato negato nonostante le testimonianze di coloro che ce l’hanno

fatta a uscire vivi e a reggere il confronto con colui che aveva

potere di vita e di morte negli anni bui del Cile. Ma non ci

fermeremo. Bisogna fare ricorso e arrivare ad una sentenza rispettosa,

equa e giusta anche se l’imputato ormai godrà dell’impunità a casa

sua. È fondamentale assicurare la solidarietà a chi ha avuto il

coraggio di arrivare dal Cile fino in Italia per testimoniare. È

necessario impegnarsi nell’educazione in ogni angolo del mondo perché

si prosciughi la fonte dei Podlech. E perché non ci sia più una donna

a piangere la seconda uccisione del proprio compagno.

Tonio Dell’Olio. “Mosaico dei giorni è una rubrica di Mosaico di pace – rivista mensile promossa da

Pax Christi e fondata da don Tonino Bello. http://www.peacelink.it/mosaico/index.html

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