Pino Masciari, Comunicato Stampa – 27 Aprile

COMUNICATO STAMPA – 27 APRILE 2009


comunicato-stampaGli amici di Pino Masciari condividono e fanno proprio il documento del 27 aprile e si dichiarandapetreilrem ui.ns.a ptie r a rdis apcectotom dpealglan aprolpoo nlaezlliao nscee Altbar duiz zaettsuea.re lo sciopero della fame e della sete, sospeso il 7o

Lo Stato continua ad osteggiare da 12 anni una famiglia onesta e non si trova alcuna

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documento del 27 aprile 2009 indirizzato alle Cariche dello Stato a firma di Giuseppe (Pino)

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Gent.mo,


Le chiedo di prendere atto di quanto segue, nella preghiera di accompagnare gli sviluppi della vicenda.

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ed i l e i n t e r r a d i C a l a b r i a , è d i v e n u t o u n t e s t i m o n e d i giustizia e cioè

un cittadino che, senza aver mai fatto parte di organizzazioni criminali, ha avvertito, per senso civico

ovvero per rompere una cultura di omertà diffusa in un territorio devastato dalla presenza di radicate

organizzazioni criminali, il dovere di testimoniare contro gli estorsori e gli usurai che lo avevano

taglieggiato (…) . Le sue dichiarazione accusatorie a carico dei responsabili, alcuni dei quali pubblici

amministratori, hanno da un lato comportato la condanna di tali soggetti in sede penale ma, dall’altro,

esposto il Masciari e la sua famiglia alle possibili reazioni (rappresaglie e vendette) degli accusati: da

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letto caldo da cui prendono i bambini per avvolgerli nelle coperte. I quadri alle pareti. I ricordi! La famiglia Masciari lascia il certo e si affida allo Stato. Le voci del paese all’indomani diranno “non c’è più!” o peggio: “non esiste più”! Per la famiglia, per gli amici, per il suo lavoro. Anche sua moglie Marisa, medico odontoiatra, subisce la stessa sorte. All’indomani chi li cercava, la mamma, i fratelli, la tata dei bambini, non li trovano più. Nel buio della notte vengono sradicati dalla vita che a loro appartiene, una vita fatta di lavoro e di affetti profondi, inizia così la “non esistenza”, dramma quotidiano fatto di angoscia, di incertezza, di inattività, documenti e attese infinite. Nascosti, invisibili agli occhi di tutti. Si vorrebbe credere che il cittadino onesto Pino Masciari, diventato testimone di giustizia, trovi al suo fianco lo Stato, le Istituzioni a cui si è affidato. Invece dallo Stato, dalle Istituzioni viene trattato come fosse un “rompiscatole”, un peso. Eppure, le leggi di questo paese determinano che il testimone di giustizia deve vivere in sicurezza, che gli devono essere garantite le medesime condizioni e tenore di vita precedenti alla denuncia. In data 28 luglio 2004, 27ottobre 2004 e 1 febbraio 2005, la Commissione Centrale del Ministero dell’Interno, l’organismo a cui compete la gestione dei programmi di protezione, presieduta, allora come oggi, dall’on. Mantovano, si pronuncia in sostanza contro Pino Masciari. In pochi mesi, gli viene proibito di fare ritorno in terra di origine e revocato il programma di protezione “(…)


Ricordato che,

alla mancata accettazione da parte del Masciari, seguirà comunque la cessazione del programma

speciale di protezione(…)”.


Solo, senza lavoro, senza più alcuna forma di tutela per sé e per la sua famiglia. Tutto questo nonostante alcuni dei processi in cui deve rendere testimonianza siano ancora in corso, uno dei quali va in prescrizione:

“(…) Dal momento in cui il testimone è fuoriuscito dal programma di

protezione, lo stesso non risulta più essere soggetto a scorta per accompagnamenti nelle sedi di giustizia,

presso le quali tuttora, quale parte lesa costituita parte civile, avrebbe diritto a presenziare (…) I motivi

risultano essere stati palesati anche al Sig. Presidente di sez. del Tribunale di Catanzaro Dr. Bravin il

quale è stato reso edotto della fuoriuscita del programma del Masciari con conseguente inapplicabilità

del relativo accompagnamento nella sede giudiziaria competente, risultando ciò dal tenore della delibera

adottata dalla competente Commissione Centrale (…)


”. (Racc. A.R. del 19.06.05 dell’avv. Conidi indirizzata al Procuratore nazionale Antimafia; Al Presidente Commissione centrale ex art.10 L.82/91; Commissione Parl.Antimafia; Presidente Comitato testi). Pino Masciari urla la sua rabbia, non si rassegna, ancora una volta si rivolge alle leggi e alle Istituzioni di questo paese: non può accettare che lo Stato lo ripudi. Non può accettare che lo Stato rifiuti di prendersi carico della sua sicurezza, quando da esso stesso è stato dichiarato a rischio di vita. Nasce da questa condizione il ricorso al Tar del Lazio, avverso il provvedimento ingiusto del 27 ottobre 2004. Inspiegabilmente, senza colpa di Masciari, la risposta del Tribunale tarda ad arrivare. Nel contempo, l’avvicendarsi dei governi porta il nuovo viceministro incaricato, ad occuparsi ancora dei testimoni di giustizia: sopraggiunge la delibera del 24 aprile 2008 a firma dell’ on. Minniti.

Il 23 gennaio 2009 arriva l’attesa sentenza, dopo quattro infiniti anni! Il Tar si pronuncia, proclama e sancisce che la sicurezza della famiglia Masciari risulta essere di competenza della Commissione Centrale del Ministero dell’Interno.

L’on. Mantovano, anziché ammettere di aver operato erroneamente tramite provvedimenti inadeguati, proclama vittoria contro il testimone di giustizia, contro un cittadino onesto e, nel tentativo di distogliere l’attenzione dalle carenze del suo operato, dalle sue responsabilità, esibisce conti economici eludendo i reali e contingenti problemi relativi alla sicurezza e al lavoro; utilizzando quale scudo provvedimenti altrui, ovvero la delibera dell’on. Minniti che, nel “rattoppare” le carenze della precedente delibera dell’on. Mantovano, riconosce al Masciari condizioni migliori, seppure ancora non del tutto soddisfacenti. In verità le due delibere (Mantovano 2004 – Minniti 2008) si sono dimostrate carenti sotto il profilo della sicurezza, tanto da indurre il T.A.R. ad


accogliere le ragioni del Masciari: entrambe non tenevano conto a livello legislativo dell’art. 16 ter della legge 82/91, che assicura ai nuclei familiari inseriti nel Programma il diritto a misure di protezione “fino all’effettiva cessazione del pericolo”. La sicurezza è determinante e non può essere considerata “un aspetto marginale” o “una voce meno significativa” come invece afferma l’on. Mantovano nelle sue missive. Masciari ha denunciato ‘ndranghetisti e collusi, poi condannati dalla giustizia. Tra questi, uomini di spicco della criminalità quale Nicola Arena, appartenente all’omonimo clan, di recente passato alla cronaca perché penetrato di prepotenza in Lombardia e in Emilia Romagna. Affari e profitti colossali degli Arena, ottenuti con sistemi sporchi e crudeli della ‘ndrangheta, sono stati scoperti dai magistrati dell’antimafia, che hanno arrestato affiliati e sequestrato beni milionari. E tutto questo accade al Nord, nelle regioni che si ritenevano al riparo dalle infiltrazioni mafiose. Gli uomini della ‘ndrangheta sono sanguinari, in agguato quando tutto tace. E sul caso Masciari continua ad esserci un silenzio troppo pericoloso. I suoi bimbi vanno a scuola senza scorta e coi loro veri nomi, situazione che rende la famiglia facile bersaglio. Il Programma Speciale di Protezione si è rivelato carente, tanto è vero che la denuncia del Masciari in merito alle considerazioni esposte, sono state condivise a molti livelli dagli organi dello Stato preposti: Tribunali, Commissioni Parlamentari della XIV e XV legislatura, attraverso Interpellanze, Interrogazioni parlamentari, ecc. Le condizioni inaccettabili a cui il programma di protezione ha sottoposto Masciari sono state analizzate a fondo e sono stati confermati i disagi, le vessazioni e l’esposizione a rischio sua e della sua famiglia. In particolare la relazione ufficiale della Commissione Parlamentare Antimafia della XV legislatura, all’unanimità, ha approvato una relazione conclusiva nella quale si legge testualmente:

“(…) Chi ha

rinunciato alla propria vita per lo Stato, viene dallo stesso Stato poi privato della dignità, del nome, della

terra di nascita e abbandonato al suo destino (se non alla mercé dei mafiosi). (…) Lo spaccato emerso

appare evidenziare come i testimoni di giustizia siano i primi a sperimentare sulla loro pelle quelle gravi

cadute di efficienza del sistema, dovute spesso a inettitudine, trascuratezza e irresponsabilità. (…)

Occorre un mutamento di mentalità e di metodo, una diversa filosofia nell’approccio alla figura del

testimone di giustizia che va visto non come “un peso” ma come una “risorsa”(….)”.


Il TAR accoglie e sancisce il principio fondamentale per il quale la sicurezza non può essere a termine e non può prescindere da una accurata investigazione ambientale atta a sancire l’effettivo grado di pericolo al quale il Testimone è esposto. I

ndividuando, così, le manchevolezze riscontrate proprio all’organismo della Commissione Centrale che, precedentemente, aveva negato la propria responsabilità. Ancora adesso, nonostante nella delibera del 2 aprile 2009 con la quale, la Commissione Centrale del Ministero dell’Interno riferisce di ottemperare la sentenza del T.A.R., non c’è una immediata e completa attuazione della stessa, poiché non si indicano nè tempi nè modi. La famiglia Masciari da 12 anni subisce ingiustamente il congelamento esistenziale, sociale, umano e professionale, vivendo nella paura e nell’ansia.

La famiglia Masciari ha contro di sè la mafia più potente, la ‘ndrangheta e vive nell’incertezza dellpcGRorleineg assitoeetnngi uze ra eiL sndaezezrelivlo.o a i tSni t ddaetaoltla,a t 2aCn ootmtoto mdbairs eess i2os0ne0ree 8C ,c e omnstterrtaetlotetn ado ea ildnl’ 1u n1ne ’tgatizaui ogennveiod d2ein0 dz0oi7al o d


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relativi alla sicurezza e alle modalità di esecuzione della protezione, sia emersa la necessità di

applicare al caso di specie, pur in presenza di un programma di protezione in località protetta,

modalità concrete mutuate dalle speciali misure in località di origine, con maggiore sensibilità

rispetto alle esigenze delle persone protette e più frequenti contatti atti a fornire al testimone

una più diretta contezza dell’attività svolta”

.

Tale costatazione, sebbene sia stata individuata, non è stata nella pratica mai attuata.

Di questo ha bisogno la famiglia Masciari: cambiamento della modalità di protezione, che pur

nel rispetto della legge, dia una sicurezza più adeguata all’ esigenza di vivere alla luce del sole e

non da reclusi, in rispetto della libertà e della dignità della persona.

La famiglia Masciari è la mia famiglia. Mia moglie. I miei bambini.


Conquistare lo stato di sicurezza è fondamentale, è l’unica possibilità di futuro per mia moglie

ed i miei figli.


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