Polvere del Messico…

Conflitti i cui leader, assieme a difensori di diritti umani, attivisti, giornalisti scomodi e intellettuali non allineati sono bersaglio di una strategia di criminalizzazione promossa dal governo e messa in atto con meticolosa cura dalla forze armate, in una guerra sporca contro la popolazione civile invisibile ai media e agli organismi internazionali. Analizzata da vicino, la struttura economica messicana costituisce di per sé un paradosso: se una fetta enorme della ricchezza proviene dai proventi illeciti del narcotraffico e dagli imperi economici riconducibili a una manciata di potenti famiglie, il resto della torta si compone di una rete amplissima di economia informale che si muove nelle piazze e nelle case. In Messico circa la metà dei lavoratori non gode di previdenza né assistenza sanitaria, è questa la ragione che costringe molti anziani a continuare a lavorare sulle strade in una corsa quotidiana alla sopravvivenza che dura tutta la vita. Se la situazione economica continua a incidere negativamente su fette crescenti di popolazione, meglio non va dal punto di vista della pace sociale. Anche su questo versante il paese è immerso in una spirale di violenza senza precedenti. I giornali fanno mostra ogni giorno di immagini cruente che raccontano l’orrore quotidiano del Messico di oggi: decine di corpi mutilati che saltano fuori da una parte all’altra per paese. Le cifre dei caduti nella guerra di Calderòn contro il narcotraffico hanno le dimensioni di una guerra civile. Il governo continua ad utilizzarle per giustificare gli enormi fondi stanziati per la sicurezza e la crescente presenza militare degli USA, ma non è riuscito ad insabbiare i tanti scandali che hanno svelato negli ultimi anni la rete di fitte connessioni tra cartelli, politica e forze armate, tale di far parlare diversi analisti messicani ed internazionali di un “narco-stato”. La virulenza del cancro che ha intaccato al midollo la struttura politica, economica e sociale del Messico non basta tuttavia ad appannare l’immagine falsata ed edulcorata che all’estero si percepisce del paese. Complice, un raffinato sistema di propaganda costruito grazie al controllo dei mezzi di comunicazione che sono in mano a poche holding di potere per lo più colluse con la politica. Primo, secondo, terzo e quarto potere tutti saldamente in mano alla stessa elite. A beneficio di pochi e, come sempre, in un copione già visto in molti altri paesi del mondo, a scapito della maggioranza.

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