Premio Padre Pino Puglisi a Gian Carlo Caselli

Nihad è stato il primo giornalista a dare la notizia dalle frequenze di una radio locale: “le truppe serbo-bosniache, guidate dal generale Mladić, stanno per entrare a Srebrenica”. Appena il tempo per lanciare un’invocazione d’aiuto e poi un tentativo di fuga: “aiutateci o questa sarà l’ultima volta che sentite la mia voce”. Nihad non si sbagliava. L’11 luglio del 1995 sarebbe rimasta una data indelebile nella memoria degli abitanti di quel luogo, dichiarato “area protetta” dall’Onu. Circa 10 mila uomini tra i 12 e i 77 anni furono sottratti alle loro famiglie dalle milizie serbe. Erano quasi tutti musulmani. Le ultime ore di vita di quelle persone sono state ignote ai loro cari. Come i luoghi in cui giacciono i corpi, sepolti in fosse comuni avvolte da mine antiuomo.

Una vicenda e migliaia di anime alle quali è stata dedicata la sesta edizione del primo internazionale Padre Pino Puglisi. Un riconoscimento assegnato a 8 personalità che si sono distinte per il loro impegno sociale. Tra i premiati, la madre del reporter 26 enne, Hajra Catic, che ha fondato l’associazione “Donne di Srebrenica”. “Questa premiazione è un’occasione importante per ricordare che attendiamo ancora giustizia per un genocidio che ha stravolto le nostre vite – afferma -. Fino ad oggi abbiamo identificato e dato degna sepoltura soltanto a circa 800 corpi. Adesso attendiamo le sentenze all’Aja”.

Intanto, giorno 11 di ogni mese i membri dell’associazione attraversano la città fino a raggiungere la piazza della Fontana, in centro, portando i drappi con i nomi dei propri cari scomparsi. Alla memoria di una strage il premio ha accostato l’impegno in contesti di povertà. È il caso del Burundi, dove l’associazione Jus Vitae, che organizza la manifestazione in memoria di padre Puglisi, è impegnata in collaborazione con la Fondazione “Istituto San Raffaele Giglio” di Cefalù in un progetto di sviluppo sanitario. Un progetto che nei prossimi mesi verrà ampliato nella provincia di Ruyigi, dove è stato realizzato un ospedale dalla diocesi locale col sostegno della Regione Sicilia. Vi continueranno ad operare sia medici che volontari italiani. E nei prossimi mesi nella struttura saranno realizzate sia un’area materno – infantile sia una per l’assistenza ai piccoli degenti, che verrà intitolata al sacerdote ucciso dalla mafia.

“Il premio vuole evidenziare ogni anno l’umanità nei suoi aspetti più belli ma anche in quelli più terribili. Così abbiamo voluto presentare queste due storie di impegno sociale. Perché, come diceva padre Puglisi, “se ognuno fa qualcosa.. allora si può fare molto”, sostiene il fondatore dell’associazione Jus Vitae, padre Antonio Garau. Il riconoscimento ha voluto premiare anche varie forme di impegno profuso dalle forze di polizia nella lotta contro la criminalità organizzata. Così è stato consegnato, durante la cerimonia di premiazione al teatro Politeama di Palermo, alla Squadra mobile di Palermo, in memoria di Mario Bignone, capo della Catturandi, che ha portato a termine arresti eccellenti annientando i vertici di Cosa Nostra. Pochi mesi dopo la sua vita è stata stroncata a 43 anni da un male incurabile.

Premiato pure Gian Carlo Caselli, Procuratore capo della Repubblica di Torino, che nel periodo delle stragi avvenute in Sicilia ha ricoperto l’incarico di Procuratore capo antimafia a Palermo. Nel corso del suo intervento ha voluto ricordare con un elenco storie e persone le cui vite sono state soppresse con crudeltà dalla mafia. Perché portatrici di un seme di verità maturato nel corso di inchieste volte a individuare la corruzione anche all’interno delle istituzioni o perché hanno sottratto ai boss il dominio sulle persone. Figure che hanno nome nel giornalista Pippo Fava e proprio in quella di padre Pino Puglisi. Un ruolo di denuncia e di impegno sociale spetta, dunque, all’informazione.

Un ruolo che la giuria del premio ha riconosciuto al direttore di Radio Uno, Antonio Preziosi, che ha sottolineato l’importanza del mezzo radiofonico nell’immediatezza con la quale è possibile diffondere le notizie. Premiati anche il responsabile del servizio di Medicina delle Migrazioni del Policlinico di Palermo e del Centro diocesano per la Pastorale delle Migrazioni di Palermo, Mario Affronti e la moglie Lorella; il prefetto di Palermo, Giuseppe Caruso; il professore dell’Università di Pisa, Giorgio Gallo, responsabile di un corso di laurea in Scienze della Pace e l’ex calciatore e attuale dirigente del Palermo Calcio, Giovanni Tedesco.

Filippo Passantino

Fonte: http://raivaticano.blog.rai.it

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