“Reggio libera Reggio”, coscienza legalitaria

Cresce la coscienza della legalità. Sempre di più sono le realtà che aderiscono a “Reggio libera Reggio – la libertà non ha pizzo”, rete solidale tra chi non paga il pizzo per sostenere e accompagnare le vittime del racket, promuovere il consumo critico, fare educazione e formazione antiracket nelle scuole e nelle università.

Ad un anno di vita, il primo giugno si terrà all’auditorium Calipari del Consiglio regionale “camminando s’apre cammino con don Italo Calabrò nel cuore”, un incontro voluto da Libera, Csv dei Due Mari, Museo della ‘ndrangheta e federazione provinciale del Movi per ricordare il don Italo costruttore di rete e testimone di speranza e consegnare il logo antiracket ad altre venti imprese sociali e commerciali che hanno scelto di farne parte, che culminerà con la firma del protocollo tra il consiglio regionale e Libera per l’istituzione, all’interno di palazzo Campanella, de “La Bottega del G(i)usto” in cui si venderanno i prodotti di Libera Terra e Valle del Marro dalle colture impiantate nelle terre confiscate alle mafie. Interverranno, il presidente del Consiglio regionale Francesco Talarico, Salvatore Magarò, presidente Commissione regionale antimafia, il procuratore Giuseppe Pignatone, del prefetto Luigi Varratta, don Ciotti, Piero Milasi (gruppo imprese) e Salvatore Mafrici (SOS Giustizia). Così il referente Libera Reggio Domenico Nasone, che ieri a palazzo Campanella ha presentato l’iniziativa alla presenza del capo di gabinetto Pasquale Crupi, del presidente del Csv Mario Nasone e Grazia Gatto del Museo della ‘ndrangheta. «La Bottega, dedicata alla memoria di Gabriele Domenico (Dodò), 11 anni, vittima innocente di un agguato mafioso avvenuto a Crotone nel 2009 durante una partita di calcio, vuole essere anche un polo di cultura della legalità. Le forze sane della società civile e politiche insieme per iniziative condivise verso un unico obiettivo, perseguibile solo facendo rete, nella ricchezza delle diversità. Ognuno faccia la sua parte, a partire dalla scuola: chiesa, istituzioni, magistratura, società civile, per la libertà».

Nel suo intervento, Crupi sottolinea l’importanza di una collaborazione fatta di piccoli passi concreti, per essere credibili, tra le realtà antimafia e il Consiglio: una delle priorità del presidente Talarico. «Palazzo Campanella si farà carico del progetto Bottega del G(i)usto, assumendo anche due unità dedicate. C’è bisogno di un risveglio delle coscienze civile, tutti nel nostri piccolo dobbiamo fare antimafia sociale, dire no a richieste criminali, per consegnare ai nostri figli una terra diversa». Spetta al presidente del Csv Mario Nasone ricordare don Italo e la sua diretta conoscenza del fenomeno mafioso, una figura al centro dell’evento del primo giugno, «un modello da seguire, che ha aperto la strada indicando che lottare per la libertà dalla sopraffazione è possibile: un grande educatore la cui voce va portata dentro le scuole».

Per Grazia Gatto, la frammentazione dell’associazionismo antimafia toglie forza a comuni obiettivi di legalità: «nessuno conosce la strada per contrastare la pervasività del fenomeno mafioso, ma bisogna creare un sentimento contro, un linguaggio non emergenziale ma continuo, frutto della condivisione di esperienze. Il giardino della legalità approntato al Museo è frutto e simbolo di una cooperazione da coltivare perché maturi, segno dell’impegno che ci vorrà per strategie comuni che portino verso una stessa direzione».

Daniela Liconti

fonte:   http://web.calabriaora.it

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