Rita Borsellino: ''su Piera Aiello la giustizia non ha fatto il suo corso''

13 luglio 2010
“Piera Aiello ha messo la propria vita nelle mani della giustizia per aiutare lo Stato nella lotta alla mafia.

Oggi, lo Stato ha ripagato questo gesto di coraggio e alto senso civico infliggendole una doppia ingiustizia e mettendo la sua vita a repentaglio”.
Così Rita Borsellino ha commentato la vicenda che vede protagonista Piera Aiello, la testimone di giustizia che nel 1991, insieme alla cognata Rita Atria, ha denunciato i boss della cosca mafiosa di Partanna. Circa un anno fa, un maresciallo dei Carabinieri avrebbe svelato la località segreta in cui vive oggi la Aiello. Il processo istruito a seguito di questa presunta rivelazione si è chiuso con l’assoluzione del maresciallo. “Non commento la sentenza – continua la Borsellino – Quello che reputo grave è il modo con cui si è arrivati a questa sentenza. Innanzitutto, perché Piera non è stata considerata parte lesa. In secondo luogo, perché nelle carte processuali Piera è stata definita collaboratrice di giustizia, quando è una semplice testimone che, a differenza dei collaboratori, non ha mai commesso nessun reato. Infine, perché in queste carte sono stati pubblicati residenza e numero di telefono di Piera, dati sensibili che potevano e dovevano essere coperti con omissis. A prescindere dalle motivazioni delle sentenza – conclude l’europarlamentare – mi chiedo come mai dei funzionari dello Stato abbiano agito con una tale leggerezza nei confronti di una donna che avrebbero dovuto proteggere. E mi chiedo come degli uomini di legge possano scambiare una testimone per un collaboratore. E’evidente che, nei confronti di Piera Aiello, la giustizia non ha fatto il suo corso”.

L’Ufficio stampa

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