Rosarno è qui a Milano

Per Cavalli tutto cominciò nel 2006 con l’incontro con il sindaco Rosario Crocetta di Gela, città di clan ben legati al nostro territorio (si veda un’altra operazione antimafia: Tagli Pregiati), e con la volontà di di mettere in pratica anche in Lombardia la lezione dei Cento Passi di Peppino Impastato. Perchè la mafia, meglio, la ‘ndrangheta che qui comanda, è qui, proprio qui, intorno e accanto a noi. Sopra, che ci cammina sulle corna, come scriveva Sciascia: intere opere infrastrutturali ne portano il marchio, cita Cavalli sempre facendo nomi.
Eppure di mafia si deve saper anche ridere. «I grandi boss sono degli imbecilli», e giù facezie sui temutissimi “capi dei capi”. I mammasantissima però non hanno il senso dell’umorismo: e sono arrivate le minacce. «Oggi la vera omertà non è tacere, è credere che “quella cosa lì” appartenga solo a “quei posti lì”, dimenticando che Rosarno è qui, sui camion dei caporali diretti ai cantieri, o pensare a coppola e lupara quando la mafia è sommersa… Non parlate di antimafia in Lombardia quindi, siamo appena all’alfabetizzazione sulla mafia».
Terra strana la Lombardia, dove gli incidenti, si sa, succedono: “inspiegabilmente” vanno a fuoco mezzi da lavoro e agenzie immobiliari, perchè «ci sono molte forme di pizzo», foss’anche l’acquisto di calcestruzzo da questo o quello. Denunciare? «Sì, ma finchè la denuncia sarà un atto rivoluzionario, invece che normale, sarà faticosa» Poi, peggio di tutto, «ci sono imprenditori lombardi che si offrono alla criminalità». La crisi peggiora le cose, con l’usura nuovo sicuro business delle mafie, bisognose di reinvestire e camuffare gli immensi profitti delle loro attività criminali.

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