Salva al limite la Commissione per i Testimoni di Giustizia

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Un emendamento, inserito nel decreto mille proroghe, ancora all’esame delle commissioni del Senato, rinnoverà automaticamente l’organo centrale per i collaboratori giustizia e i testimoni del Ministero degli Interni. La Commissione politico-amministrativa, che valuta e decide l’ammissione dei pentiti e dei testimoni allo speciale programma di protezione, nonché la modifica e la revoca dello stesso, era in scadenza il 31 dicembre scorso. Adesso con la presentazione dell’emendamento viene resa stabile e rinnovata automaticamente ogni tre anni.

Di questa commissione, presieduta dal sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano, nella scorsa primavera se n’era parecchio parlato perché aveva negato il programma di protezione al pentito mafioso Gaspare Spatuzza, che aveva fatto rivelazioni su Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, accusandoli di collusioni con la mafia e nelle stragi di Firenze, Roma e Milano.

Oltre al sottosegretario Mantovano della commissione facevano parte altri sette componenti: due magistrati e cinque appartenenti a vario titolo alle forze dell’ordine.

La commissione era inclusa tra quegli organismi confermati presso il ministero dell’Interno, ed era considerato come un organo soggetto a “proroga discrezionale”, destinato per questo motivo alla soppressione dopo tre anni, che in questo caso scadevano a dicembre 2010, salvo proroga disposta con decreto del presidente del consiglio dei ministri. Nessuno ha pensato adesso di prorogare questo fondamentale organo politico-amministrativo dal quale dipendono i pentiti.

L’emendamento inserito al testo del decreto legge è stato presentato dal senatore Pdl, Carlo Vizzini, e riguarda il “regime di proroga dell’organo” centrale per i collaboratori di giustizia, con il quale “è prorogata ogni tre anni, senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato”. E poi conclude: “Non si applica l’articolo 3, comma 2, del decreto del Presidente della repubblica 14 maggio 2007, n 85”. 

Insieme al programma di protezione e alla gestione amministrativa dei collaboratori giustizia, la Commissione centrale per la definizione ed applicazione delle speciali misure di protezione delibera anche il cambio di identità di pentiti e testimoni. Con il decreto di cambiamento di generalità, oltre al nome viene cambiato anche il luogo di nascita. Negli ultimi anni la Commissione ha esaminato diverse richieste di collaboratori che volevano cambiare nome. Alcune sono state respinte, altre accettate, specie quelle provenienti da persone che stavano per concludere il programma di protezione.

Con questo emendamento viene stabilizzata la commissione ed evitato il blocco della macchina amministrativa che regola la vita dei collaboratori e dei testimoni.

fonte: l’Espresso.it

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