Salvagente: Protezione dalla mafia senza pistole ma su internet

 

 

di

Valerio Pierantozzi

 

Mai sentito parlare di Pino Masciari? Lui e tanti altri imprenditori, vengono  difesi  raccontando la loro soria

 

PROTEZIONE DALLA MAFIA SENZA PISTOLE  MA SU INTERNET

 

“Ogni persona che viene a conoscenza della mia storia, mi allunga la vita di un giorno”. Pino Masciari è un imprenditore edile calabrese che da oltre un anno vive a Torino. Una persona che forse non avete mai sentito nominare, ma che deve molto della sua esistenza proprio all’impegno di alcuni ragazzi torinesi che fanno conoscere la sua storia. Dei ragazzi “Salvagente”, potremo dire, che offrono a chi è in pericolo protezione su Internet. Avete capito bene: protezione sulla “rete delle reti”. Nel 1997Masciari fu costretto a fuggire in piena notte

con moglie e figli dal suo paese di origine, in Calabria, per aver denunciato la ‘ndrangheta. Nascosto in una località protetta, è stato in pratica abbandonato e lasciato solo per anni, privato dell’affetto dei parenti e degli amici, con  la costante paura di essere ucciso. Questo è il prezzo che deve pagare chi rompe il muro dell’omertà.

 

Il 2001 fu l’anno in cui venne approvata la legge 45 che prevede uno specifico programma di protezione per i testimoni di giustizia e nel 2005 il caso “Masciari” venne finalmente discusso in Parlamento. L’anno successivo l’imprenditore calabrese incontrò Davide Mattiello, che il quel momento era il referente dell’Associazione Libera Piemonte: iniziò così un percorso di collaborazione comune.

Nel 2010,infine, nasce “Salvagente”. Mentre la famiglia Masciari esce dal programma di protezione,infatti, un gruppo di ragazzi dell’Associazione Acmos e Libera, uniscono le loro forze e formano un comitato per non lasciare sole le persone come Pino.

Salvagente oggi è un network,virtuale ma molto reale, per la difesa di persone che, per le loro scelte, rischiano quotidianamente la loro incolumità e vivono in condizioni di precarietà quotidiana. Questi volontari, che lavorano gratis per l’associazione, sono convinti che il modo migliore per proteggere questi uomini a rischio sia quello di creare attorno attorno e tra lorouna rete sociale di visibilità e sostegno. L’idea è quella di raccontare,amplificare e diffondere le storie attraverso internet, social network e qualsiasi altra forma di comunicazione che possa servire allo scopo.

“Le mafie una volta usavano la lupara.Poi sono passate alle stragi. Adesso usano anche un altro metodo: L’isolamento”, dice Valentina Ciappina, 24 anni, una volontaria che parla a nome dell’associazione. “L’arma migliore che abbiamo per contrastare questa tattica è non lasciare che queste persone restino sole. Bisogna rendere partecipe la gente, far conoscere le loro storie a tutti”.

I modi per farlo sono vari. Si va dal divulgare le storie ai cittadini, come detto, al cercare di far uscire sui media la situazione quando questa diventa più critica. “E’ anche capitato che abbiamo accompagnato personalmente questi soggetti a rischio nei loro viaggi. Masciari per esempio, grazie anche alle insistenze e alle pressioni dell’associazione, adesso è sotto scorta a Torino. Ma quando deve tornare in Calbria, è tutto come prima e  più volte è stato lasciato senza protezione. Per questo è stato accompagnato dai ragazzi del comitato, senza macchina blindata e senza armi ovviamente, ma costantemente sorvegliati e seguiti su internet da centinaia di persone grazie alle telecamere e al sistema di geoblog presente sul sito”, dice ancora Valentina.

Perché la Rete di fatto è una delle armi migliori. Salvagente ha un sito (salvagente.acmos.net) e un gruppo Facebook sempre aggiornati. “L’invito a tutti i torinesi è quello di andare sul nostro profilo Facebook e cliccare su “mi piace”. Ci potranno così conoscere meglio  e diffondere in maniera virale le informazioni che produciamo”.

Ma chi sono questi ragazzi di Salvagente che si impegnano in situazioni così difficili? Non sono supereroi, ma giovani come tanti, sui 30 anni, che hanno capito che solo con l’impegno attivo si può migliorare la società. Salvagente è nata a Torino e al momento vede un nucleo di 8 persone, attorno a cui si muovono comunque molte altre persone anche di altre parti d’Italia. Il responsabile italiano del progetto è Andrea Zummo, torinese di 27 anni. Mentre chi si ocupa della parte internazionale è Davide Ziveri, che si occupa al momento di un progetto in Palestina. “Il progetto verrà fatto a Tuwani, un villaggio palestinese della Cisgiordania occupata, che da anni ha scelto la resistenza non violenta. L’obiettivo è l’allestimento e la formazione di ragazzi e ragazze all’uso di video,fotografia e internet. Una sfida molto interessante”, dice Valentina. Masciari non è comunque l’unico di cui si occupano questi ragazzi torinesi. C’è  per esempio Pino Maniaci,giornalista minacciato in Sicilia e direttore di una piccola ma agguerritissima  emittente televisiva,Telejato, che si occupa spesso di Cosa Nostra e che per questo ha subito spesso minacce e aggressioni. Nonché 308 querele per la sua attività giornalistica, anche se finora ha vinto tutti i processi. Oppure Giulio Cavalli, attore di teatro e politico lodigiano attualmente sotto scorta a causa dei suoi spettacoli di denuncia contro la mafia. “ Ma ci sono tante altre persone con un nome e un cognome –dice Valentina- che non possono essere abbandonate,ma sulle quali bisogna essere costantemente vigili. E’ proprio nei momenti in cui si abbassa la guardia, che le mafie colpiscono. Le mafie non dimenticano”.

Nonostante questa più che lodevole attività, che dovrebbe essere d’esempio non solo per i coetanei di questi ragazzi ma anche per tanti cosiddetti adulti, gli appogi istituzionali scarseggiano. Infatti non si sono avuti aiuti significativi e tutto si basa sull’iniziativa dei volontari. Ma se si dovesse chiedere qualcosa, di cosa avrebbe bisogno Salvagente? “Bhe, sembra banale, ma innanzitutto che la  nostra attività sia conosciuta. Più persone conoscono noi e le persone che aiutiamo, e meglio è per tutti. Questi progetti sono uniti dal fatto che la narrazione può diventare una forma di protezione”, dice Valentina. “ Ma non nascondo che anche un aiuto economico potrebbe servire. Non solo per sostenere il progetto, ma anche per aiutare tutti coloro che sono minacciati dalla criminalità”.

 

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