Sangue nero (WBB #10)

“Trentotto anni fa ero un soldato e combattevo a Suez, dove ho perso i miei migliori amici. Mi sono sposato e dieci anni dopo ero padre di quattro figli. S. era una ragazza vitale, bella, curiosa, sportiva; la chiamavamo la nostra principessa. Vivevamo a Gerusalemme, immersi in una bolla che nel ’97 andò in frantumi. Due kamikaze nel centro di Gerusalemme Ovest uccisero in un attentato cinque persone. Era giovedì pomeriggio, poco prima di una lunga notte. Pensi non ti debba mai accadere, poi ti ritrovi a correre tra ospedali e stazioni di polizia sperando di non trovarla lì. Alla fine sei all’obitorio davanti a una figli di quattordici anni. Nei giorni seguenti in tanti vennero per le condoglianze e ai riti funebri, ma mentre quelli ritornano a casa tu devi tirare avanti. Allora ti si palesa una scelta: cosa fare di quella rabbia? Ci sono solo due opzioni e molte domande. Uccidere qualcuno la riporterebbe in vita? Allevierebbe il dolore di un padre? Una decisione fondata sulla rabbia implicherebbe una catena di conseguenze incontrollabili. Ti chiedi il perché e come evitare altro dolore. Ho provato a fare finta di niente, ma nulla era più normale, nulla era più come prima. Poi ho incontrato un religioso ebreo, uno di quelli che pensi siano tutti fascisti. Mi raccontò la sua storia di dolore, quella di un figlio rapito da Hamas nel 1994. Mi dice di trasformare il dolore in pace. Questa opzione, dopo aver perso un tuo caro, ti irrita. Mi ha invitato a una riunione con questi pazzi e, scettico e cinico, ho deciso di partecipare. Lì ho visto qualcosa di nuovo: le famiglie palestinesi mi stringevano la mano, con rispetto e affetto, e piangevano insieme a me. Mai, in 37 anni di vita, avevo visto in loro degli esseri umani,  gente che soffre come io soffrivo. Non sono religioso, ma da allora ho dedicato la mia vita a un messaggio molto semplice: questa violenza non è il nostro destino, possiamo cambiare. Dobbiamo parlarci. Sono profondamente convinto che se impariamo ad ascoltare il dolore dell’altro, egli può capire la tua sofferenza. E così inizia il lungo e faticoso viaggio verso la riconciliazione. L’alternativa è terribile e scura.”

R. (israeliano)

 

“Sono originaria dei Caraibi, ho incontrato mio marito negli Stati Uniti. Io sono cristiana, lui era arabo. Quando abbiamo avuto la nostra prima figlia siamo ritornati qui, accolti dalla sua famiglia. Lo scorso 11 giugno 2010, un venerdì, mio maritò andò alla moschea. Non è più tornato a casa. Sentivo che qualcosa non andava. Venne a trovarmi Amira Hass (giornalista del quotidiano israeliano Haaretz) a farmi le condoglianze, ma io nemmeno sapevo cosa fosse successo. I giornali avrebbero parlato solo di terrorismo. C’erano stati disordini nel quartiere di Silwan, a causa di alcuni coloni che avevano cominciato a occupare le case palestinesi. Lui era imbottigliato nel traffico. Un soldato ha sparato e l’ha colpito alla spalla sinistra. Lui ha cercato di mettersi al riparo ed è stato colpito alla schiena. Mentre era a terra è stato picchiato. L’esercito impediva all’ambulanza di soccorrerlo. È morto dissanguato. E nessuno è venuto a dirmi cosa fosse successo. Cinque giorni dopo è arrivata la polizia a interrogarci, cercando prove che lo inchiodassero come terrorista. Hanno sequestrato il suo computer e quando, dopo tre settimane, lo hanno restituito, c’era anche il suo portafogli, vuoto, con un dollaro, che mio marito non aveva con sé, come messaggio perché tornassi negli Usa. Il caso è stato archiviato come incidente stradale. Ma io voglio giustizia. Non c’è altra via d’uscita.”

M. (palestinese)

 

Queste sono le testimonianze di due degli oltre cinquecento membri di Parent Circle, un’associazione mista che riunisce i parenti delle vittime del conflitto su entrambi i fronti, offrendo uno spazio per esprimere un dolore condiviso, richiedere giustizia e sensibilizzare i giovani israeliani e palestinesi ricordando loro l’umanità dell’altro oltre il muro. “C’è un fiume di sangue tra queste due nazioni. E noi costruiamo ponti.” Il sangue versato ha lo stesso colore scuro per tutti.

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