Sanità, scandalo tangenti in Regione: "Operazione chirurgica su fatti specifici"

“Un’operazione chirurgica che riguarda fatti specifici e non la sanità piemontese nel suo complesso, dove operano funzionari onesti e leali che, in queste vicende, hanno impedito la commissione di altri reati”. Così il procuratore Gian Carlo Caselli ha definito l’inchiesta della guardia di finanza che ha portato a sette arresti e a un avviso di garanzia all’assessore Caterina Ferrero.

E’ “un quadro a tinte fosche” della sanità piemontese quello che emerge dall’inchiesta della guardia di finanza. E’ quanto si afferma nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip. Il sistema era caratterizzato “dal sistematico sviamento a fini privati della funzione pubblica”, dove però agiscono anche “figure istituzionali attente alle esigenze” della Regione. Si fa il nome, tra le figure positive, del nuovo direttore generale, Paolo Monferino.

Turbativa d’asta, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente: sono questi i reati per i quali l’assessore alla sanità piemontese, Caterina Ferrero, ha ricevuto questa mattina un avviso di garanzia dalla guardia di finanza. Il secondo è stato inserito nel codice penale nell’agosto del 2010 e questa è una delle sue prime applicazioni. Due sono le vicende contestate all’assessore: un appalto bloccato – secondo l’accusa con motivazioni pretestuose – per favorire Federfarma, un concorso per una consulenza costruito su misura per un concorrente. La prima vicenda è legata dalla gara, bandita da Scr (la società di committenza della Regione) e ripartita in tre lotti, per la fornitura di tre anni dei “presidi di continenza”, nome tecnico con cui si indicano i pannoloni. Il primo lotto, quello dell’importo più elevato (cinquanta milioni) riguardava la fornitura di pannoloni destinata agli anziani.

La giunta regionale, dopo una relazione in cui l’assessore parlava di esigenze di “revisione e riorganizzazione”, il 23 settembre 2010 ha revocato la gara; nello stesso giorno, come risulta alla Guardia di Finanza, il dirigente Piero Garbarino, consigliere di Scr e definito “braccio destro dell’assessore”, si sarebbe accordato con i vertici di Federfarma per fare in modo che la fornitura venisse assegnata alle farmacie a un prezzo più alto: questa operazione, però, non andò in porto per l’intervento del nuovo direttore generale della sanità, Paolo Monferino.

La seconda vicenda alla procedura di selezione per un incarico di consulenza alla direzione regionale. Il bando, affermano gli inquirenti, è stato confezionato in favore un funzionario di una Asl in scadenza di mandato: erano state accolte persino le sue richieste di soldi e di durata dell’incarico (tre anni). Il nome di Caterina Ferrero compare nelle carte dell’indagine anche in un episodio in cui non è indagata. Tutto è legato a un’ispezione dello Spresal (l’ufficio che si occupa di salute e sicurezza sul lavoro) su un’azienda: il titolare se ne lamenta con una consigliera regionale che si rivolge al dirigente Gambarino, che si attiva per cercare una soluzione ma – afferma – non può intervenire sulla direzione dello Spresal perché è troppo legata al pm Raffaele Guariniello. Si cerca così di indebolire lo staff, facendo revocare le qualifiche di polizia giudiziaria a due collaboratrici (una era già stata riconosciuta all’autrice dell’ispezione “incriminata”, l’altra era solo in via di perfezionamento e riguardava un funzionario di un’altra provincia). La Ferrero avrebbe espresso “soddisfazione” per l’esito della vicenda.

Fonte: http://www.torinotoday.it/cronaca/scandalo-tangenti-sanita-piemonte-inchiesta-gian-carlo-caselli.html

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