Saracinesche abbassate a Gerusalemme

di Davide Ziveri

Gerusalemme centro. Sorseggiamo una limonata. Sul tavolo un quotidiano in arabo preannuncia, intuiamo, che qualcosa è andato storto. Pochi minuti dopo si abbassano le saracinesche dei molti negozi del suq. Abu Mazen ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale. Si diffonde la voce dell’assalto alla flotta della pace. Ma mentre ci spostiamo nella zona ovest dove gli autobus circolano senza problemi, la normalità dilegua ogni angoscia. Nelle vie del centro della Gerusalemme ebraica nessuno pare essersi accorto della gravità di quanto accaduto.

La flotta ha cercato di infrangere quel muro invisibile che abbandona Gaza al silenzio; da quest’altra parte, in Israele, rimane intatta l’indifferenza che giustifica l’ingiustizia dell’occupazione e la violenza dell’aggressione. In realtà si teme che da un lato la rabbia provochi una reazione violenta, mentre dall’altro, Israele abbia aumentato il proprio livello di guardia attivando la sua macchina militare per il controllo del territorio, il che nei prossimi giorni significherà difficoltà di movimento e vere e proprie operazioni militari preventive. Al di là delle ripercussioni che provocherà questo circolo di violenza innestato dalla sparatoria delle truppe israeliane sui pacifisti in acque internazionali, rimane l’estrema gravità di un crimine che, a differenza delle risoluzioni ONU rimaste sinora inascoltate, non può restare nell’impunità. Bisognerà ora capire se questa sarà sostituita dalla violenza o dalla giustizia. La decisione spetta al ruolo che la comunità internazionale deciderà di tenere. Sul campo prevale lo sconcerto e la frustrazione.

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