SE LA MAFIA TOGLIE LA PAROLA A UN ATTORE E TUTTI TACCIONO

Com’è che i giornali, tranne rare eccezioni, non parlano di questa storia, dell’attore lodigiano Giulio Cavalli minacciato di morte dalla mafia per aver preso in giro Bernardo Provenzano in alcuni spettacoli in piazza in Sicilia e in Lombardia? Come mai il mondo del teatro non dice una parola su un attore minacciato di morte dalla mafia e da un anno costretto a girare con la scorta armata? Com’é che a Lodi e a Milano, città gelose della propria libertà, i cittadini, i circoli e le istituzioni hanno lasciato correre una cosa così grave? Cosa significa questo silenzio assordante?
Temo che significhi nient’altro che paura e rassegnazione. E’ grave che non si riesca a reagire altrimenti e che tutto ciò, invece di produrre solidarietà, sostegno, protezione collettiva di una voce libera e coraggiosa, produca l’isolamento della vittima di un’ingiustizia. Fatti come questo devono farci riflettere sul punto a cui siamo arrivati, con il condizionamento mafioso, anche nel Nord un tempo tanto orgoglioso di essere immune dagli spregevoli effetti della violenza mafiosa. Anche nel Nord siamo andati molto avanti nel senso dell’acquiescenza e del contagio. Questo silenzio, questa disattenzione può esserci solo perché, purtroppo, molti italiani, (ma soprattutto molti giornalisti, anche del Nord) pensano che in questa storia se c’è uno che ha sbagliato, questi è Giulio Cavalli, il quale, secondo questo modo di pensare e una formula molto usata “se l’è cercata”. Non avrebbe dovuto prendere in giro Bernardo Provenzano, non avrebbe dovuto violare la tacita convenzione del silenzio e dell’autocensura che vige nel nostro libero paese! Che gli costava? La convenzione non scritta, come sappiamo, vale più delle leggi e delle convenzioni universali ed europee dei diritti dell’uomo; stabilisce che un attore, uno scrittore, un giornalista per vivere tranquillo non deve mai comportarsi come Giulio, né come quell’altro matto di Roberto Saviano, né come quei cronisti scriteriati alla Lirio Abbate, Rosaria Capacchione e via elencando… No, chi vuole vivere senza minacce di morte o di altre rappresaglie può farlo  semplicemente attenendosi alla regola di parlar d’altro, di fingere che la mafia e i mafiosi non esistono, e se proprio non può fare a meno di parlare dei boss, dei loro amici corrotti e intrallazisti, deve  parlarne con molto rispetto e senza turbare lo svolgimento dei loro affari. E’ facile, che ci vuole? Ci riescono (quasi) tutti. E’ comodo e fin troppo facile. Proprio per questo noi ammiriamo chi non ci riesce, e perciò io abbraccio forte Giulio Cavalli, Roberto Saviano e tutti i matti come loro che pagano un caro prezzo per dimostrarci che la regola del quieto vivere si può rifiutare, e che l’autocensura è proprio il contrario della libertà di espressione – Alberto Spampinato – direttore di Ossigeno per l’informazione
osservatorio FNSI-Ordine dei Giornalisti sui cronisti minacciati e le notizie oscurate con la violenza

9 nov 2009 – Siamo grati al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha invitato al Quirinale Giulio Cavalli e gli ha manifestato piena solidarieta’ per l’assurda e pericolosa condizione in cui si trova da oltre un anno: quella di un attore lombardo costretto a vivere sotto scorta per sfuggire ale minacce di morte dei mafiosi che non hanno tollerato i suoi spettacoli, in Sicilia e a Milano, in cui mostrava il volto meno umano, meno affabile e meno serio della criminalita’ organizzata e dei suoi capi.
Lascia perdere, queste cose non si possono fare, non è permessa alcuna ironia e alcuna satira sulla mafia, gli hanno mandato a dire con lettere e altri messaggi minatori ritenuti attendibili dagli inquirenti. Lo stesso messaggio, nel 1978, fu mandato a Giuseppe Impastato, che con la sua Radio Aut, a Cinisi, sbeffeggiafa il capomafia Gaetano Badalamenti, da lui soprannominato Tano Seduto.  Lascia perdere, gli mandarono a dire. Ma Peppino non lascio’ perdere. Lo fecero esplodere sui binari, facendo credere che fosse rimasto vittima di un attentato che stava organizzando.
Neppure Giulio ha lasciato perdere, anzi ha rincarato la dose con un nuovo spettacolo che sta girando per l’Italia. Questa e’ la mia liberta’ di espressione e non voglio rinunciarci, ci ha detto quando la abbiamo accompagnato dal Presidente, ma ho bisogno di essere protetto come si deve, e anche per questo mi piacerebbe che si parlasse del mio caso.
Giulio ha perfetamente ragione. Come mai non si parla del suo caso sui grandi grandi giornali, in tv? Come mai non si parla neppure dei tanti cronisti che tutti i giorni ricevono minacce, intimidazioni, violenze, danni personali perche’ si ostinano a esercitare la liberta’ di cronaca e di espressione, e quando sono minacciati come Giulio Cavalli faticano a ricevere la protezione che il caso richiede? Napolitano oggi ha detto che
la liberta’ di espressione sancita dall’articolo 21 della Costituzione è ”uno dei principi da tener sempre cari, da preservare e far vivere in Italia e ovunque”. Bisogna farlo permettendo a Giulio Cavalli, a tutti gli attori e a tutti i giornalisti minacciati, di esercitare la liberta’ di espressione e di cronaca senza pericolo di perdere la vita. Di esercitare la libertà, tout court.

Alberto Spampinato, direttore di ‘Ossigeno’, l’osservatorio della Fnsi
sui cronisti minacciati

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